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Pisa, Oscar Hiljemark: "Il Torino è una squadra forte e ci siamo anche concentrati su dettagli molto specifici per preparare al meglio la gara"

di Elena Rossin
Fonte: Tmw
Oscar Hiljemark

L’allenatore del Pisa, Oscar Hiljemark, l’antivigilia della gara col Torino ha tenuto la conferenza stampa di presentazione del match. Ecco che cosa ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti presenti:

Come avete vissuto la sosta? Sui nazionali?
"I nazionali stanno bene fisicamente. Sono tornati oggi, si sono allenati con noi e hanno risposto bene. Per quanto riguarda il resto, dopo una sconfitta per 5-0 come quella contro il Como, abbiamo dovuto analizzare molte cose. Abbiamo rivisto i nostri errori e poi abbiamo subito guardato avanti con forza, perché era l'unica cosa da fare. Questa sosta per le nazionali ci ha fatto bene: ci siamo allenati tanto, abbiamo studiato i movimenti e lavorato molto insieme. Ho visto un gruppo davvero carico per la partita".

Un commento sul Torino.
"Il Torino è una squadra forte. Hanno cambiato allenatore qualche partita fa e da quel momento hanno fatto bene. È una formazione con tanta fisicità e dovremo essere preparati a questo. Sicuramente è una gara importante, ma da quando sono arrivato qui, tutte le partite lo sono state, non fa differenza. Ci siamo preparati come sempre e vogliamo fare una bella prestazione in casa. Dopo la partita contro la Juventus la reazione della squadra c'è stata; speriamo di vedere una squadra altrettanto forte in campo anche questa volta".

Un commento sulla Svezia e gli infortunati.
"Per quanto riguarda chi giocherà in porta, lo vedremo domenica. Posso dire che Scuffet è convocabile e ne sono molto contento, perché adesso tutti e tre i portieri sono pronti. Per fortuna non abbiamo infortuni gravi. La squadra sta bene in questo momento e non abbiamo molte defezioni. Valuterò l'allenamento di domani per decidere con certezza chi scenderà in campo. Marin invece è indisponibile. Sono contento per la Svezia, ma mi dispiace per l'Italia, perché il Mondiale è una festa per tutti ed è un peccato. È un percorso difficile, ma c'è una cosa positiva che noi possiamo imparare dalla Svezia: all'inizio del girone di qualificazione avevano fatto pochissimi punti, poi hanno lavorato, ci hanno creduto e alla fine sono andati al Mondiale. Questa deve essere una lezione per noi: se ci alleniamo bene e giochiamo le partite con forza, magari la fortuna girerà anche dalla nostra parte".

In cosa ha allenato la squadra in questa sosta?
"In questa fase della stagione il metodo di allenamento ovviamente è diverso, non si fa un lavoro prettamente fisico. Durante la sosta abbiamo lavorato molto su come uscire con la palla e su come creare superiorità numerica in determinati spazi. Abbiamo curato anche la fase difensiva, perché lì dobbiamo assolutamente migliorare. In più, abbiamo svolto un lavoro tattico generale: io sono qui e lavoro con questo gruppo da sole sette settimane, non da un anno e mezzo, quindi abbiamo bisogno di tempo in campo per assimilare i concetti generali di squadra".

Sull'equilibrio tattico e la costruzione del gioco.
"I cambiamenti vanno fatti gradualmente, poco alla volta, perché i giocatori devono avere il tempo di assimilare i principi e i modelli di gioco. Mi rendo conto che nella nostra posizione attuale sia difficile, perché abbiamo l'urgenza e l'obbligo di fare punti. È sempre una scelta delicata: vogliamo seguire un certo percorso di crescita tattica, ma dobbiamo anche badare al sodo. Se si decide di impostare sempre la costruzione dal basso con il portiere, ma poi si perde palla e si prendono tre gol, la situazione si complica. Per questo motivo, durante questa sosta, abbiamo portato avanti un lavoro generale, ma ci siamo anche concentrati su dettagli molto specifici per preparare al meglio proprio la gara contro il Torino".

Sulle scelte in attacco e il peso della sconfitta contro il Como.
"Giocheremo con una o due punte? È un discorso valido, ma l'assetto dipende dalle caratteristiche degli interpreti. Schierare Tramoni sulla trequarti o in attacco cambia il modo di giocare, così come cambia se decidi di inserire due attaccanti puri, perché le qualità in campo sono diverse. Oggi non vi svelerò le mie scelte di formazione contro il Torino, voglio tenere tutte le opzioni aperte. So che siete curiosi, ma ci stiamo preparando basandoci su ciò che abbiamo visto funzionare e non funzionare durante le partite. Nel calcio le dinamiche cambiano in fretta: a volte entri in campo e fai benissimo per i primi cinque minuti, poi commetti un errore, prendi gol e cambia completamente l'inerzia della gara, costringendoti a modificare il piano tattico. Sicuramente nessuno è felice di aver perso incassando cinque gol: non lo sono io, non lo è la società e non lo siete voi. Ne abbiamo parlato a fondo con i ragazzi, perché se vai sotto di due reti sei costretto a fare un lavoro doppio per recuperare. Ma in questo momento sono molto fiducioso: non vedo l'ora di vedere la squadra in campo contro il Torino. Ho visto un gruppo che ha lavorato benissimo durante la sosta, e i ragazzi rientrati oggi dalle Nazionali hanno portato tantissima energia positiva".

I dati ci dicono che il Torino è la squadra che, insieme alla Juventus, ha commesso più errori individuali costati un gol, ben 10.
"Sicuramente, quando affronti una squadra che cerca sempre di costruire il gioco dal basso, si creano più occasioni per recuperare la sfera. Nel calcio di oggi le transizioni sono fondamentali: è un aspetto che studiamo tutti i giorni. Dobbiamo sapere esattamente cosa fare non appena recuperiamo palla e individuare subito gli spazi da attaccare. Il Torino ha grande qualità e un'ottima fisicità, ne siamo consapevoli, ma abbiamo lavorato su un paio di situazioni specifiche proprio per provare a sfruttare queste loro sbavature".

Sulla pressione ambientale e la difficoltà di mantenere la propria identità di gioco.
"La pressione, secondo me, è un fattore positivo. Fa parte del calcio, perché qui tutti vogliono vincere, quindi non lo vedo come un problema. L'unica cosa che conta davvero è il Pisa. Io sono qui per un progetto a lungo termine. Stiamo portando avanti la nostra idea di gioco, ma ovviamente devi fare delle scelte per amalgamare il gruppo, crescere tatticamente e, contemporaneamente, fare i punti che ci servono in questo momento. Non siamo arrivati in estate con sette settimane di ritiro a disposizione per fare esperimenti, e non abbiamo preso in mano una squadra che partiva da zero. Vogliamo cambiare le cose insieme e questo richiede un grande sforzo: devi allenarti ogni giorno per migliorare, ma con l'obbligo di muovere la classifica. Se vinci è tutto fantastico, se perdi 5-0 è durissima. Ma ho a disposizione una squadra forte, un gruppo fantastico che lavora sodo sul campo".

Sull'equilibrio mentale necessario dopo una brutta sconfitta come quella di Como.
"Cerco di restare molto concentrato sulle cose che posso controllare, su cosa posso far crescere e su cosa dobbiamo cambiare. Nel nostro mondo non puoi farti trasportare dagli estremi: non puoi pensare di essere il campione del mondo dopo una vittoria, né credere che sia tutto un disastro dopo una sconfitta. Perdere l'equilibrio non funziona in questa professione. Noi abbiamo intrapreso un percorso: abbiamo fatto alcune scelte pragmatiche per provare a fare punti da subito, ma se guardo al futuro, il mio obiettivo è lavorare qui a lungo per cambiare le prospettive e la storia del Pisa".

Sull'approccio alla gara e l'importanza dell'aspetto mentale.
“"Tutti gli allenatori vorrebbero vedere la propria squadra partire al 100% e trovare il gol dopo cinque minuti. È l'obiettivo ideale: a volte succede, a volte no. Ho giocato per dodici anni da professionista e so bene che molto dipende dalle primissime sensazioni in campo. Se il tuo primo intervento è positivo, se vinci un contrasto, fai un bell'assist o un passaggio preciso, la tua partita diventa improvvisamente più semplice. Se invece entri in campo e commetti subito un errore, diventa tutto molto difficile. La squadra funziona esattamente come una singola persona, vive di emozioni. Se prendi subito gol fuori casa, come successo contro il Como, la partita si fa subito in salita. Se invece riesci a segnare per primo, specialmente in casa, l'inerzia ti porta un'energia molto più positiva. Il calcio è, per grandissima parte, una questione di mentalità".

Sui tempi di apprendimento del nuovo modulo e l'obiettivo salvezza.
"Me lo chiedete in tanti: il nostro obiettivo chiaro è provare a raggiungere la salvezza. Ma per arrivare al risultato, ciò che conta davvero è la prestazione sul campo. C'è una bella differenza tra perdere dopo aver giocato una partita meravigliosa e perdere facendo una prestazione brutta. Stiamo cercando di cambiare tante cose rispetto al passato: in alcune partite le nostre idee hanno funzionato benissimo, in altre meno. Alcuni giocatori hanno assimilato i nostri nuovi principi di gioco più velocemente di altri. È un lavoro profondamente mentale, soprattutto in un momento di classifica difficile come questo, ma io sono molto contento di ciò che la squadra sta mettendo in pratica. Certo, abbiamo fatto degli errori e dobbiamo correggerli, ma dipende da come perdi. Se esci sconfitto ma hai giocato bene, la settimana successiva è molto più semplice ripartire lavorando sulle cose positive. Se perdi subendo quattro gol, la situazione psicologica da gestire è completamente diversa. Io sono qui per provare a migliorare la squadra ogni singolo giorno. Prendete ad esempio la nostra vittoria contro il Cagliari: tutti hanno detto che è stata fantastica, ma in realtà abbiamo giocato 11 contro 11 solo per 25 minuti. Abbiamo portato a casa i tre punti grazie a un lavoro di sacrificio pazzesco fatto dai ragazzi in inferiorità numerica. Questo è il calcio: le dinamiche e le difficoltà cambiano costantemente, partita dopo partita".


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