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Finché c'è Bianchi, c'è speranza

di Marina Beccuti

Flavio Bacile

 

Non è bastato al Brescia l’uomo in più, per un’ora, ed il gol del vantaggio per aver ragione di questo Toro, che forse non ha ancora ritrovato il gioco, ma sicuramente ha riscoperto di avere un’anima, la voglia di combattere e di non darsi mai per perso. Se ne sono accorti tutti, il torello non c’è più, c’è il Toro, brutto o bello che sia.


Se ne sono accorti anche i tifosi, specialmente quelli presenti allo stadio, che hanno voluto regalare ai granata a fine partita, non solo il coro “undici leoni, ma in primis l’abbraccio ritrovato della propria gente, con quel calore, quel patos, quell’atmosfera magica che mancava ormai dall’Olimpico da molto tempo.


Insomma il Toro c’è, non ha vinto, non ha dilagato, anzi ha sofferto contro un’ottima squadra, strappando un pareggio che al 27’ del primo tempo, espulsione di Rivalta, con il Brescia in vantaggio su una dormita colossale della difesa, giusto per ribadire che c’è ancora molto da fare, sembrava pura utopia, i tifosi del Toro hanno risposto presente, e nel modo migliore.


Sugli scudi lui, Rolando Bianchi, l’acquisto più caro dell’epoca Cairo, il nuovo capitano dei granata, il bomber che mancava ormai da molto tempo in una piazza come Torino, l’uomo dalle poche parole, dei gol mai banali e sempre più belli, la mano della provvidenza, capace di tirare fuori l’ennesima prodezza, un’invenzione forze estemporanea, ma allo stesso tempo il colpo di pennello di un artista ancora tutto da scoprire.


Doveva essere il Toro dei nomi eccellenti, capace di giocare sulle punte, quasi fosse una ballerina acclamata di danza classica, alla fine è il Toro di Bianchi e dei suoi scudieri, in parte sconosciuti, vogliosi però di lasciare il segno, di giocare da squadra, di corsa e sacrificio, d’ordine e dedizione, sangue e sudore, granata come la maglia.


Il primo a dare l’esempio è stato lui, il capitano, non solo prodezze e gol da fantascienza, ma tanto sacrificio, lavoro sporco, botte da dare e da ricevere, una mano al centrocampo, due alla difesa, impegno e dedizione totale alla causa, e se lui che è il leader indiscusso si offre in prima persona, gli altri non possono che seguire.


Dico subito che uno come Bianchi, capace di trasformare in oro puro quelle poche palle che gioca in area di rigore, potrebbe tranquillamente pretendere una squadra che giochi esclusivamente per lui, il fatto che in campo dimostri tutt’altra cosa non solo è un merito che gli ascrivo, ma è la dimostrazione che a crederci per primo è proprio lui. Se loro ci credono, non vedo perché, non ci dovremmo credere noi tifosi.


Dico subito che non sono pessimista per il prosieguo del campionato, ritengo questo Toro capace di puntare ai quaranta punti nel girone di ritorno, obiettivo minimo per uscire dalle sabbie mobili della cadetteria, se poi sarà promozione diretta o playoff dipende molto dal passo delle prime due che in questo momento stanno volando, ma la crisi in serie b è sempre dietro l’angolo.
Il Toro, la “sua” crisi l’ha pagata molto cara, e non solo in termini di punti, ma, soprattutto in termini di credibilità, l’ennesimo ribaltone n’è prova sufficiente, la classifica un’ulteriore prova.


Vero è che al Toro visto contro il Brescia servono ancora due o tre partite per avere la propria fisionomia, gioco, schemi, intesa, gruppo e meccanismi sia offensivi che difensivi non s’inventano sulla lavagna, poi sarà tutto un rush finale, ed il Toro mi pare possa essere pronto. Contro l’Albinoleffe mancherà Bianchi per squalifica, non ho dubbi che in campo ci sarà il Toro, diverso sicuramente perché il peso specifico di Bianchi è molto alto, ma non per questo meno concentrato e affamato di punti.
Di buono c’è, che magari avremo la fortuna di “scoprire” che non c’è il vuoto dietro Bianchi, e scovare un nuovo piccolo gioiello.
Io penso possa essere Arma.


Poi, tornando Bianchi…sarà sempre più Toro.
 


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