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Toro e Juve, due pesi e due misure alla lunga si ritorcono contro

di Marina Beccuti

I tifosi delle altre squadre di calcio, non juventini, ovvio, hanno festeggiato l'ennesima finale persa della Juve in Champions League, contro un Real sicuramente stratosferico, perchè bisogna ammetterlo, la squadra di Allegri è sicuramente fortissima. Purtroppo, come successe nella tragedia dell'Heysel del 29 maggio 1985, il dopo gara è stato drammatico. Per fortuna, al momento, non si contano vittime, nonostante una decina di tifosi in codice rosso. Però che ci siano stati più di mille feriti per un allarme bomba in Piazza San Carlo, gremita all'inverosimile, non ha senso per una partita di calcio, pur essendo una finalissima.

Questo è successo per eccesso di fiducia, come la certezza di vincere la Champions League, sentendosi imbattibili com'è stato nel campionato italiano. Ma la Juve ha cozzato contro la Forza Quattro di Cristiano Ronaldo e compagni, con il campione portoghese che non sbaglia gli appuntamenti speciali, rispetto a Lionel Messi, che invece non è quasi mai decisivo nelle situazioni che contano.

Ma torniamo a Piazza San Carlo. E facciamo ancora un passo indietro, all'inaugurazione del Filadelfia, dove la Questura non ha concesso più giorni di festeggiamenti per questioni di ordine pubblico, almeno così ci è stato riferito. Quando non si trattava di esultare per un risultato di una partita, ma per la rinascita di un monumento storico alla memoria del Grande Torino. Dunque per il Fila c'era un problema di ordine pubblico mentre in Piazza San Carlo no, con migliaia di persone appiccicate tra loro in un clima torrido, proprio a livello climatico. Com'è possibile che la Questura non abbia posto dei limiti, controllato e sbattuto fuori i venditori abusivi di birra e vietando l'entrata alle persone quando il salotto simbolo di Torino non poteva contenerne altre, considerando che c'era anche il maxi schermo al Parco Dora. Ad esempio il gestore del Toro Store ha lamentato l'assenza di poliziotti in Piazza Castello, dove non è successo niente di grave, ma ha dovuto subire sputi e calci al suo negozio.

E perchè la Juventus, intesa come società, ha nuovamente sfruttato la città invece di decidere di mettere i maxi schermi al rinominato Allianz Stadium? Si sa che loro possono rivoltare Torino a piacimento, com'è successo proprio per l'area della Continassa ricevuta praticamente in regalo dal comune guidato dal sindaco granata Sergio Chiamparino. Per non parlare delle domeniche ecologiche, tutte avvenute quando il Toro giocava in casa, senza mai colpire una volta gli juventini. Sarebbe toccato anche oggi posare le auto dalle 10 alle 18, provvedimento poi revocato per permettere ai famigliari dei feriti di andare nei vari ospedali a far visita ai loro congiunti o amici.

Inutile dire che c'è la fobia dell'attentato, la nuova guerra che tutto il mondo sta vivendo, un attacco random che può capitare ovunque, com'è successo ieri sera a Londra. A Torino è bastato un rumore sospetto a creare il panico e di conseguenza la folla che si è dispersa calpestandosi a vicenda. Un gioco al massacro architettato da menti sopraffini, che porta la gente ad ammazzarsi tra di loro per il terrore.

Però il troppo controllo verso una parte della città, i granata, contro il lassismo verso i potenti della città, alla fine ha avuto il suo brusco e agghiacciante epilogo. Non possiamo che stringerci attorno ai feriti e ai loro famigliari, persone come noi con un'altra fede, ma pur sempre uomini e donne ai quali auguravamo solo una sconfitta sul campo, ma senza che nessuno si facesse male. Ora il Comune, la Questura, la Prefettura, si interroghino per il futuro. Per essere troppo deboli nei confronti della Famiglia, si è rasentata la strage. A volte essere impassibili anche di fronte al potere, può evitare spargimenti di sangue inutili.