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Beccantini: "Derby? Il Toro può avere delle chance a patto che..."

di Marina Beccuti

Uno dei decani del giornalismo sportivo italiano, Roberto Beccantini, ex editorialista de La Stampa, attualmente collaboratore de La Gazzetta dello Sport, Il Fatto quotidiano e il Guerin Sportivo, gestisce anche un blog che si chiama Beck is Back, ha parlato in esclusiva per TorinoGranata del prossimo derby. In caso di vittoria la Juventus  potrebbe vincere sabato sera il suo sesto scudetto consecutivo. Tocca al Torino, dunque, mantenere vivo questo campionato, anche se per poche settimane, perchè il verdetto è comunque già deciso.

Che derby sarà? Come dire, il Torino potrà avere qualche chance almeno di non perdere?
"Sarà un derby strano, visto l’ingorgo di sentimenti e di argomenti: da parte juventina, il possibile scudetto e il ritorno di Champions; da parte granata, il titolo di capocannoniere di Belotti, l’orgoglio, la volontà di riscattare la sconfitta dell’andata che maturò, paradossalmente, quando Mihajlovic fece di tutto per vincere imbottendo la squadra di punte. Certo che il Toro può avere delle chances: a patto che tenga alta la concentrazione in difesa e altissimo il ritmo".

Nella Juve prevarrà la stanchezza della Champions League, o sarà galvanizzata dal successo che le darà la ferrea volontà di chiudere prima possibile la pratica scudetto?
"Premesso che l’una non esclude l’altra, credo a un modico turnover più che a cali di tensione tipo Bergamo, anche se, classifica alla mano, un pareggio non sarebbe poi la fine del mondo. Secondo il Trap, le vittorie riempiono il serbatoio più di quanto le fatiche non lo prosciughino".

Secondo lei perché nessuno riesce a contrastare la Juventus, quest'anno anche in Europa?
"Perché il tetto d’Europa si è leggermente abbassato e la Juventus alzata. Perché Allegri è un grande incartatore e mi ha, sinceramente, sorpreso. E poi perché dietro c’è una società. Esempio, la gestione del caso Bonucci".

Come giudica l'annata del Torino?
"Nella mia griglia estiva lo avevo sistemato al nono posto. A quattro giornate dal termine, è nono. Dunque, la giudico  normale".

Davvero Andrea Belotti è così forte o ha trovato un'annata particolare?
"E’ forte-forte, altro che "annata particolare". Segna di destro, di sinistro, di testa. Si sbatte per i compagni senza perdere di vista la porta, e viceversa. Se non si monta, se non deraglia e se rimane solido mentalmente oltre che fisicamente, diventerà un trascinatore. E poi è nato il 20 dicembre, come Benito Lorenzi detto Veleno (e il sottoscritto...)".

Le piacerebbe averlo alla Juve?
"Per il dopo Higuain, lo prenderei di corsa".

Cairo può fare di più al Torino, meno plusvalenze e qualche acquisto migliore?
"E’ sempre facile parlare dei soldi degli altri. Facile e demagogico. Ciò premesso, ci sarà pure un motivo se lo chiamano braccino corto. Con le milanesi in crisi, qualche sforzo in più, sì, lo avrebbe potuto fare".

Continua l'inchiesta sulla presunta gestione dei biglietti della Juventus da parte di alcuni elementi della 'Ndrangheta. Pensa che ci sia qualcosa di vero o è tutto un bluff?
"Voce dal fondo: se con la mafia trattò lo Stato, addirittura, perché mai non dovrebbe trattare il calcio? Ma è troppo comodo cavarsela così. E allora: la Juventus ha già ammesso le responsabilità di vendita irregolare di biglietti e di rapporti con gli ultràs pur di garantire l’ordine pubblico all’interno dello Stadium. E’ tutto agli atti. Ha sbagliato: non si può (anche se lo fanno tutti, anche se alle forze dell’ordine, sotto sotto, non dispiace, anche se eccetera eccetera). E trovo singolare il coinvolgimento di Andrea Agnelli; che, cioè, un presidente di club sia sceso fino a ‘sti livelli: in fin dei conti si parla di biglietti, non di massimi sistemi. Restano da verificare le relazioni - eventuali; e se confermate, gravissime - con esponenti che, all’epoca dei fatti, fossero "già" nel giro della N'drangheta. Sul fronte dell’operazione Alto Piemonte, la Juventus è testimone e non indagata. In ambito sportivo, è stata deferita. E alla commissione anti-mafia Rosy Bindi ha dichiarato che le mafie si sono spinte fino a lei. Insomma: se son Rosy, fioriranno. Certo, il procuratore federale Pecoraro che si "inventa" la telefonata di Agnelli e la sera tragica della finale di Coppa Italia fra Fiorentina e Napoli a Roma, da prefetto, patteggiò/interloquì con Genny ‘a Carogna, rende bene l’idea del Paese che siamo".


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