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ESCLUSIVA TG – C. Salvadori: “Lavoriamo per costruire il Filadelfia nel 2015”

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it

Cesare Salvadori è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Salvadori è il presidente della Fondazione Stadio Filadelfia, ha un passato come schermidore è annovera un oro olimpico nella sciabola nel 1972 e due medaglie d’argento, una nel 1964 e l’altra nel 1968. E’ un ingegnere e ha ricoperto, e tuttora ricopre, ruoli di responsabilità organizzativa e gestionale presso società private, pubbliche ed enti. Con lui abbiamo fatto il punto sulla ricostruzione dello stadio Filadelfia (nel luglio 1995 una parte della gradinata nord venne abbattuta e  in seguito le ruspe continuarono la demolizione il 18 luglio 1997 e il 10 aprile 1998 l’intero impianto venne definitivamente raso al suolo, solo due piccole parti della gradinata sono sopravvissute e ancora oggi ne testimoniano l’esistenza) che fu l’impianto dove si cimentò e vinse i trofei il Grande Torino e che è considerato la Casa dai tifosi del Toro.

 

Lei è uomo di sport, ma non di calcio e non è parente di Roberto Salvadori che giocò nel Torino. E’ il presidente della Fondazione Stadio Filadelfia, ha anche un rapporto di tipo affettivo nei confronti dei colori granata?

“Credo di essere granata da quando sono nato, ma in realtà direi che il momento in cui ricordo di essere diventato granata è stato quando c’è stata la Tragedia di Superga, ero piccolino, non avevo neanche otto anni, e rammento perfettamente che i miei genitori mi avevano portato ad assistere alla sfilata delle bare dei giocatori del Grande Torino in occasione dei funerali. In quel momento c’era un’emozione particolare e sono emozioni che si ricordano anche se sono lontane nel tempo e da allora ho avuto sempre questa passione, non sono certamente un ultras o un uomo di curva anche se in curva ci andavo, soprattutto sulle gradinate del Filadelfia. Sono granata da sempre”.

 

Quindi è coinvolto anche sentimentalmente per quel che riguarda il Filadelfia?

“Sì, ho vissuto il Filadelfia”.

 

Lunedì c’è stata la prima riunione del 2014 della Fondazione Stadio Filadelfia, quali saranno i prossimi passi che verranno fatti per la ricostruzione?

“La cosa da farsi è una sola: bisogna arrivare il più rapidamente possibile a dare inizio alla costruzione e poi ovviamente a costruirlo. Per fare questo occorrono tanti atti da quelli amministrativi, finanziari e tecnici, a quelli di comunicazione. Tutte queste cose sono in funzione dell’unico atto necessario che è quello di arrivare alla costruzione. Purtroppo ci sono dei tempi tecnici che non si possono accorciare per cui riteniamo che comunque nel corso di quest’anno si espleteranno gli adempimenti necessari a dare inizio alla costruzione e il cantiere verrà aperto o alla fine di quest’anno o agli inizi del 2015 e i lavori termineranno nell’arco di dodici-diciotto mesi. Per poter arrivare a questo ho chiesto al Consiglio d’Amministrazione e a quanti operano all’interno della Fondazione di essere sempre molto disponibili in termini operativi, vuol dire che il Consiglio d’Amministrazione non si riunisce solo per prendere delle decisioni e basta, ma deve partecipare a formulare delle proposte e poi a prendere delle decisioni, ma deve essere operativo in quel senso con riunioni molto frequenti, almeno settimanali”.

 

Oggi la cassa della Fondazione di quanti soldi dispone?

“Esattamente non lo so perché potrebbe essere già stato accreditato il milione di euro che il Comune di Torino ha già disposto di versare, ovvero la prima tranche dei 3,5 milioni di euro totali. Siccome le risultanze sul rendiconto bancario variano da un giorno all’altro potrebbero essere arrivati ieri, come oggi o domani, diciamo che idealmente quel milione c’è e in più ci sono 200-210 mila euro residui del passato”.

 

Quindi il presidente del Torino Fc Urbano Cairo non ha ancora versato il milione che aveva promesso di dare tramite la Fondazione Mamma Cairo?

“No, il dottor Cairo ha sempre promesso di partecipare in una misura proporzionale a quella del Comune di Torino. In un primo tempo sembrava addirittura nella stessa misura (quindi 3,5 milioni di euro, ndr). Quindi, credo, che seguirà quella che è la cadenza delle tranche del Comune”.

 

Allora lei aspetta da Cairo il primo terzo ossia 333 mila euro?

“Vedrò il dottor Cairo la prossima settimana e in quel momento potrò essere più chiaro nel rispondere a questa domanda”.

 

Il Tar del Piemonte ha annullato le elezioni Regionali del 2010, la Regione Piemonte aveva stipulato con una banca un mutuo da 3,5 milioni di euro per la ricostruzione del Filadelfia alla luce della decisione del tribunale il mutuo è valido e i soldi saranno versati oppure tutto sarà invalidato?

“Colgo l’occasione per fare chiarezza, la Regione Piemonte ha fatto una legge per cui ha stanziato un importo equivalente a un mutuo di 3,5 milioni di euro con gli interessi. La Fondazione stipulerà un mutuo quindicennale con un istituto bancario e quindi la Regione Piemonte con la legge approvata s’impegna a coprire le rate di questo mutuo.
Per quel che riguarda la legge regionale direi che non verrà invalidata. In Italia tante cose possono essere possibili anche se non sono logiche, ma in questo caso penso che la legge regionale sia difficilmente invalidabile e lo dico per quello che è avvenuto alla Consulta che ha abolito il “Porcellum” a livello nazionale e ha dato delle indicazioni per cui il porcellum non è più valido come le elezioni, però gli eletti lo sono regolarmente e di conseguenza i loro atti sono validi così come dovrebbero essere validi gli atti della Regione Piemonte”.

 

Il nuovo Filadelfia comprende tre parti: la sportiva, la culturale e l’aggregativa. Due team di architetti, uno che lavora per la parte sportiva-aggregativa e l’altro per quella culturale, hanno già presentato dei progetti, ma questi progetti sono quelli definitivi e quindi il Filadelfia sarà ricostruito sulla base dei disegni presentati o i progetti definitivi potranno cambiare anche radicalmente?

“Andando indietro nel tempo c’è stato un primo passo quello del concorso d’idee che ha presentato una buona serie di progetti che la Commissione ha valutato e premiato, dando poi incarico a un gruppo di professionisti di selezionare questi progetti e di trovarne un adeguamento alle disponibilità  finanziarie. Questo gruppo di professionisti ha lavorato molto bene in questo periodo cercando di accumulare anche l’esperienza e le esigenze sia del Torino Fc sia del Museo del Toro sia della Fondazione sia dello spazio aggregativo e rispettando quelle che erano le attese del Comune e della cittadinanza. Quindi quello che ne è scaturito è un’idea progettuale che raccoglie tutte queste esperienze dal concorso d’idee alle attese dei vari operatori che sono interessati alla ricostruzione del Filadelfia. I progetti che sono stati presentati non sono definitivi, ma un’idea che deve essere ancora completata e migliorata e avrà sicuramente delle varianti in corso d’opera come avviene normalmente”.

 

I fondi per la parte sportiva e aggregativa nominalmente ci sono e ammontano a 8 milioni di euro (3,5 dal Comune, 3,5 dalla Regione e 1 dalla Fondazione Mamma Cairo), mentre quelli per la parte culturale non ci sono ancora e il fabbisogno si aggira fra i 3 e i 4 milioni di euro. Fra i compiti della Fondazione c’è anche il reperimento dei soldi per la parte culturale?

“La Fondazione è nata per ricostruire tutta l’area quindi non solo lo stadio, ma anche tutta la parte culturale e aggregativa e quello che dovrà fare la Fondazione è attivarsi a ottenere da chi è disponibile, che si chiamino sponsor, tifosi, fondazioni bancarie o che si chiamino come si vuole, i contributi per riuscire a completare anche la parte museale che fa parte del cuore del progetto che chiamiamo Casa Filadelfia”.

 

I tifosi saranno coinvolti nei lavori della Fondazione e a che titolo?

“I tifosi fanno già parte della Fondazione, infatti molte associazioni di tifosi granata sono fra i soci fondatori della Fondazione e nel Consiglio d’Amministrazione ci sono due rappresentanti dei tifosi, Domenico Beccaria e Andrea Voltolini, su cinque membri, a parte me che sono anche tifoso. Questo per quel che riguarda la rappresentatività all’interno degli organi amministrativi della Fondazione, per quel che riguarda invece le funzioni, le attività e l’operatività della Fondazione noi contiamo di appoggiarci moltissimo sul volontariato che sarà di due tipi: di esperti e di un buon numero di persone che s’interfaccino con il pubblico. Gli esperti in modo che ci aiutino nel prendere le decisioni e nel gestire l’itinere di questo processo che porterà all’inaugurazione dell’impianto Filadelfia dando un contributo nel campo amministrativo, in quello tecnico per la costruzione, in quello della comunicazione, in quello museale e quant’altro in modo da arricchire la Fondazione di pareri e di esperti. Gli altri volontari, giovani o meno giovani, avranno il compito di approcciarsi al pubblico per spiegare quello che stiamo facendo, per dare sempre risposte alle domande come quelle che mi sono state fatte anche in questa intervista o di qualsiasi altro tipo e infatti contiamo di mettere una sede della Fondazione nell’area circostante al Filadelfia”.

 

Con le debite proporzioni serviranno dei volontari un po’ come era accaduto per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006?

“Quello era un evento e quindi aveva bisogno di volontari di un certo tipo anche per la sicurezza, la gestione delle gare, i trasporti, l’accoglienza, mentre il nostro caso è un po’ diverso. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia in grado di spiegare e accogliere i tifosi e il pubblico in modo da dare tutte le risposte alle domande che verranno poste.
Io non conoscevo il Museo del Toro che oggi si trova a Grugliasco, comune alle porte di Torino, in via San Giovanni Battista La Salle 87 e dopo averlo visitato devo dire è un magnifico esempio di quanto può fare il volontariato. Il Museo è nato per lo spirito diciamo imprenditoriale e costruttivo positivo di poche persone, Beccaria in testa, che si sono impegnate in proprio con i loro soldi e le loro fatiche per mettere insieme una cosa degnissima e, anzi, molto bella. Questo spirito è quello che io cerco d’invocare in tutti, quelli che lavorano attualmente e spero che lavoreranno in futuro, per poter costruire qualche cosa insieme, perché solo se si lavorerà tutti insieme e nella stessa direzione si riuscirà, senza che nessuno inizi a tirare da una parte o dall’altra altrimenti non si andrà da nessuna parte. Ribadisco che ci vuole lo stesso spirito di volontariato che ha permesso a  Beccaria e a chi con lui si è adoperato, e continua a farlo, per erigere il Museo per permettere a noi di ricostruire il Filadelfia”.

 

Paolo Pulici, in un’intervista in esclusiva rilasciata a TorinoGranata.it il 2 gennaio, ha detto riguardo alla ricostruzione del Filadelfia “non sono pessimista, ma fino a quando non vedo le gru sul terreno non ci credo”. A Paolo e a tutti i tifosi del Toro che la pensano come lui cosa può dire?

“Come ho detto all’inizio per vedere in azione le gru ci vorranno una serie di adempimenti perché le autorizzazioni sono, purtroppo, delle pratiche amministrative che richiedono il loro tempo come la definizione della progettazione, i bandi, la scelta dell’impresa che realizzerà i lavori e di conseguenza ci sono dei tempi tecnici che sono incomprimibili e penso che questi tempi tecnici prenderanno il 2014. Fra la fine di quest’anno e l’inizio del 2015 il cantiere sarà inaugurato e noi lavoriamo per questo”.

 

I più scettici invece dicono che non ci credono fino a quando non parteciperanno all’inaugurazione del nuovo Filadelfia, quando potranno essere spediti gli inviti per questo evento epocale?

“La Fondazione ha sempre pensato che una data idonea per il vernissage del nuovo impianto del Filadelfia è il 4 maggio, data che nella storia del Toro è sempre da ricordare quella della Tragedia di Superga, certamente il 4 maggio del 2015 non ce la faremo e ci auguriamo possa essere il 4 maggio del 2016”.