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Lettere alla redazione, basta alle lotte intestine

di Marina Beccuti

Stavo notando quanto in questi ultimi tempi ci si divida sempre più stesso proprio su ciò che più ci unisce: Il Toro.
Tutti siamo stanchi, frustrati, delusi, amareggiati, sfiduciati, eppure sorprendentemente troviamo l'energia per darci contro l'un l'altro perché molti sono convinti nel profondo di conoscere la ricetta del granatismo VERO o comunque di portarne le stigmati.
Infatti sempre più sovente leggo che dovremmo tutti condividere un'unica linea di pensiero:
- tutti allo stadio
- tutti fuori dallo stadio
- tutti contro Cairo
- meglio Cairo che il nulla
- fare l'abbonamento sempre e comunque
- lasciare la cairese nell'indifferenza generale

Sui siti, nei forum noto che spesso un'idea in controtendenza suscita insulti o irrisione, mentre altri di noi preferiscono evidenziare la propria superiorità intellettuale, la purezza ed esclusività del proprio amore per il Toro prendendosela anche con i gruppi organizzati che contestano civilmente la società ..giusto o sbagliato che sia.
Non capisco, sembra più la voglia di cercare un pretesto per litigare tra noi che la voglia di riprenderci il Toro tutti insieme.

Chi può infatti affermare che é più granata una persona che va agli allenamenti piuttosto di chi va ad insultare Cairo a Milano, piuttosto di coloro che non faranno più l'abbonamento o che lo faranno comunque?
Non é questo il punto.
Il punto é smetterla di insultarci e dividerci persino sul Toro.
Davanti alle difficoltà questo lo farebbero i nostri altezzosi cugini, non noi che davanti alle difficoltà eravamo abituati a chiuderci come un pugno...invece ora rischiamo di diventare lo specchio fedele delle squadre che tanto ci hanno fatto disperare per interessi personali ed egoismo!

Siamo al punto più basso della nostra storia centenaria e invece di reagire compatti ci inalberiamo in stupide dispute che ci fanno perdere di vista la questione più importante: senza tifosi una squadra di calcio é poca cosa e il Toro non é nulla!

Penso che dovremo ritrovare unità di intenti per tornare ad essere leggendari almeno nel tifo..ed invece ci insultiamo in nome di un personaggio che ha già vinto perché è riuscito a dividerci rendendoci deboli e patetici, quando invece dovremmo compattarci nel nome di quella fede che accomuna ognuno di noi.

Sapete perché Cairo non scende a patti con la piazza? Perché la piazza è divisa e sono sufficienti due acquisti con un minimo di nome (magari per ammansirci in vista di cessioni eccellenti?) per far dimenticare a molti 5 anni di latitanza e mancanza di rispetto per il nostro vivaio, il Filadelfia e la nostra storia.
Che senso ha valorizzare giovani di Inter, Genoa, Milan, Palermo svendendo contemporaneamente a queste stesse squadre i nostri primavera? Sembriamo una società satellite (avete presente il Siena di Moggi?) senza dignità, progetto, né futuro.

Questo dimostra, indipendentemente da quello che si pensa del Presidente, che l'obiettivo di noi tifosi non può essere esclusivamente la serie A..solo tornando uniti potremo essere degli interlocutori credibili e vitali  per le strategie societarie.
Stiamo morendo perché stiamo perdendo le nostre radici e la speranza di un futuro dignitoso.. dobbiamo riprenderci il Toro ma farlo in modo coeso, in modo che Cairo possa capire che non ha di fronte "solo" alcune fazioni, ma tutta la piazza granata!
ma questo è possibile solo se ognuna delle nostre mille anime del tifo scenderà dal piedistallo per parlare e scendere a patti l'una con l'altra.

Finisco con una considerazione: il Toro non è un giocattolo che può smontare e rimontare ogni sei mesi...la colpa più grande del presidente infatti non sono i troppo esoneri o il dilettantismo nei contratti ma la mancanza di un progetto, il non aver avuto l'umiltà di ascoltare e rispettare i nostri colori, i nostri sogni, la nostra tradizione..svuotando così molti di noi persino della speranza, della fede, dei sogni che ci accomunano!

Cairo chieda scusa ai tifosi e si faccia guidare anche da noi tifosi ma soprattutto da chi ha fatto la nostra storia e incarnato i nostri valori.

Fabio


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