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Nuovi Pianelli crescono. Giorgio e un desiderio: "Mi piacerebbe una carica simbolica nel Toro attuale"

di Marina Beccuti

Aveva tre anni quando il Toro vinse il suo ultimo scudetto e quattro quando fu rapito. Tutti ricorderanno quel bellissimo bambino biondo apparire sui giornali per un fatto di cronaca nera, con un sequestro bastardo, come lo sono stati tutti in quel periodo angoscioso, soprattutto quando si trattava di bambini piccolissimi, come era Giorgio Garbero, nipote di Orfeo Pianelli, figlio unico di Cristina. Come dire che la storia del Toro, già ricca di fatti nefasti, doveva vivere sulla sua pelle anche un rapimento, che alla fine segnò tutta la famiglia Pianelli che, con quel sequestro, iniziò anche la fine della sua vita industriale, di imprenditore illuminato, i cui dipendenti erano trattati da figli e non come numeri.

Adesso Giorgio Garbero, che vive a Bruxelles, ha ottenuto di potersi fregiare anche del cognome Pianelli, passato anche ai suoi due figli, Jack e Luca. "Un bel regalo alla famiglia", ha detto Giorgio in un'intervista a La Stampa,. Di quella famiglia è rimasto solo lui. E ovviamente i suoi eredi

Pianelli Jr. ricorda: "I calciatori di allora erano come fratelli grandi, le domeniche si cenava tutti insieme nella sede di corso Vittorio con i tortellini in brodo, il piatto preferito del nonno. E poi noi bambini giocavamo a calcio nel giardino con loro". Un mondo diverso, creato ad hoc da Orfeo, che era mantovano e arrivò a Torino come manovale, poi arrivò l'illuminazione dell'imprenditoria vincente e alla fine anche l'acquisto del Torino Calcio, acqusiito da un certo Ferruccio Novo. Ei fu.

"Gli stessi principi della sua azienda valevano per il calcio, uno dei pochi strappi alla regola fu l’acquisto di Sala. Casa nostra era aperta a tutti. Facevamo una vita da club inglese: il Toro vincente nacque così, era un grande gruppo e fino all’ultimo dei suoi giorni gli stette vicino. Indimenticabili anche le figure di Beppe Bonetto e Giuseppe Navone", ricorda ancora Garbero Pianelli. 

Infine la cessione del club, proprio a malincuore: "Il suo più grande rammarico fu lo scudetto perso l’anno dopo, ma lo vidi piangere solo una volta, quando cedette il Toro. Prima di farlo lo disse a Pulici, gli aveva promesso che con lui sarebbe sempre stato granata".

Garbero Pianelli ha incontrato un paio di volte Urbano Cairo e avrebbe un desiderio che probabilmente farebbe battere il cuore a tutti i tifosi: "Cairo mi regalò il seggiolino del Filadelfia, io gli ho comprato il Pennone dello scudetto. Ho sempre dato grande apertura, anche solo per una carica simbolica". 


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