Andrea Pavan (Tuttosport): “Il vero problema rimane l’unico che sempre resta”
Fonte: Tuttosport
Andrea Pavan, giornalista di Tuttosport, ha commentato l’ormai imminente esonero, manca solo l’ufficializzazione, dell’allenatore del Torino Marco Baroni, dopo l’ennesima sconfitta stagionale, in uno scontro diretto in chiave salvezza, subita dalla squadra granata ieri a Marassi per 3 a 0 da parte del Genoa. Il giornalista ha anche posto l’accento sul vero problema del Torino.
“Che non se ne sarebbe andato da sé, dando cioè le dimissioni per manifesta incapacità (non già di migliorare, ma anche solo di gestire in maniera decorosa quel poco di scadente materiale calcistico di cui lo avevano fornito), era una certezza. Del resto per gli allenatori, sull’esempio eticamente discutibile dei giocatori, scadenze e ingaggi dei contratti valgono e anzi sono intangibili soltanto quando le cose vanno male. Appena invece fanno qualcosa di buono, chiedono subito di rinegoziare al rialzo: ma questo è, purtroppo, un altro discorso.
Diciamo allora che avrebbero dovuto mandarlo via già da un brutto pezzo, Marco Baroni, il tecnico più in linea di sempre con la mediocrità manifesta e globale del Torino Football Club, generato dall’avvento infausto di Urbano Cairo, vent’anni e passa orsono (più di vent’anni: fa perfino male fisico dirlo, scriverlo, pensarlo, ripensarci). Perché quest’organico e questa squadra sono sì scarsi, ma non COSÌ scarsi: il valore aggiunto, cioè peggiorativo, da questo “trainer” (come si diceva una volta) in troppe occasioni è stato talmente sconfortante da assurgere a vette di pena calcistica che nemmeno Mike Bongiorno – seppur proteso sempre più in alto – avrebbe potuto toccare con la Grappa Bocchino sigillo nero. Di dolce vita in granata ci siamo goduti soltanto quello suo, grigioscuro: come lui, le sue scelte tecniche, le sue analisi tattiche (passerà alla storia una illuminante disquisizione sul “castello difensivo”, per spiegare il fatto di avere preso gol di testa da un centravanti di 1,92 dotato di straordinaria elevazione fatto marcare da un centrocampista 15 centimetri più basso), le sue conferenze da ZZZzzzzzzz ronf ronf. Ha battuto ogni record di frasi epiche quali “dobbiamo lavorare”, “ho visto segnali positivi”, “nei primi 12 minuti e mezzo e negli ultimi 3 e un quarto non s’è giocato male”, per tacere di “abbiamo fatto anche cose buone” (manco avesse il copyright in quest’ultima rivendicazione). L’unico suo slancio degno di nota e in grado di animare un consesso pubblico con lui sul pulpito fu la declamazione di quel “voi non mi conoscete”, rivolto con sguardo torvo ai giornalisti che osavano ridacchiare di certe domande compiacenti (eufemismo) a lui poste da chi, pur facendo un altro mestiere, è dipendente dallo stesso datore di lavoro (in Italia succede) e come tale meritevole di compañerismo cairista. Fra tante sostituzioni degenerative rimarrà negli annali, come epitaffi o tecnico, il cambio di ieri a Marassi a 7 minuti dalla fi ne di una partita strapersa, anzi mai giocata: fuori Obrador, dentro Pedersen, sempre ammirevole per corsa e impegno ma poco avvezzo alla gestione dello strumento; intrappo amatoriale sul pallone e tre a zero per piede di quel Messias scoperto dal cuore Toro Ezio Rossi, nemesi crudele ma precisa della coventrizzazione di valori granata in questo ventennio”.
A sostituire Baroni sulla panchina granata sarà Roberto D’Aversa, a meno di clamorose e al momento inaspettati cambi di strategia da parte della dirigenza granata. “Per evitare una B che ora come ora sarebbe anche meritata, arriva D’Aversa, pare. Il 18° tecnico diverso in 21 stagioni di cairismo, quasi uno all’anno; più di uno all’anno, invece, contando i ripescaggi per disperazione: ammazza, che progettualità, che pianificazione! Manco il Robaldo ha fatto registrare così tanta instabilità operativa: sarà perché ancora come centro sportivo non esiste, come il Museo al Filadelfia. Sullo stadio di proprietà caliamo un rattoppatissimo velo. Zamparini era un dilettante al confronto, anche se di calcio ne capiva e un po’ i suoi tifosi con qualche gran giocatore li ha fatti anche divertire, non solo deprimere.
È, D’Aversa, malgrado la giovane età (50 anni), già un recordman di esoneri, se non altro come media, l’ultimo dei quali nel 2024 a Lecce dopo una testata ammollata a Henry del Verona (allora di Baroni: pensa tu) e prima della fresca retrocessione con l’Empoli. Un dato che è giusto rilevare non certo per tirargliela - anzi, Iddio volesse il contrario - ma per ricordare la progressiva condizione/condanna del Torino targato Cairo: così come per giocare prende sempre seconde se non terze scelte, o gente a fine corsa, o infortunati cronici, o prestiti senza prospettiva, o vere e proprie pippe, per allenare è ormai costretto a rivolgersi a chi non ha alternative da coltivare o anche solo da sperare. Il chiamarsi fuori a suo tempo di Palladino in attesa di un’Atalanta, l’Italiano che ha preferito rimanere a Bologna, i pensieri di riciclaggio di Juric: tutto perfettamente in linea con il cairismo. Come tanti anni fa il no grazie di Sartori ds, come l’andare a Canossa di recente da Petrachi dopo un divorzio non meno brutto, anche se con dinamiche differenti, delle parole volgari che il presidente accettò di lasciarsi dire in pubblico da Vagnati”.
Infine Pavan chiude evidenziando qual è il vero problema del Torino: “Ormai il target, il raggio d’azione del Torino Fc quello è. Lo hanno capito quasi tutti, nell’ambiente, malgrado nei salotti mediatici ossequiosi al potere (non certo allo charme) dell’editore si cerchi con omissioni sempre più imbarazzanti, anzi vergognose, di occultare le contestazioni, gli spalti vuoti, l’insanabile frattura con una piazza più sfinita che rabbiosa. Con tifosi che adesso preferiscono giocare a calcetto nell’antistadio piuttosto che entrare in curva a soffrire per qualcosa in cui non ha più senso credere. Finché invece di un allenatore non cambierà l’unico, vero, costante, imperturbabile responsabile di questo scempio, che al Toro s’è nutrito di tutto fuorché d’amore. Quello che anche i genoani hanno invitato ad andarsene, quello cui giusto gli juventini chiedono di restare, con i cori e gli adesivi di scherno.
Che umiliazione. Mamma, Cairo, che fallimento”.
Si ringrazia Andrea Pavan e Tuttosport per aver concesso di riportare l'articolo