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L'arbitro Orsato: "Bisogna dar tempo al VAR, strumento che ci aiuta molto"

di Claudio Colla

Intervistato da TMW, a margine del "Premio Maestrelli", conferitogli nella sede di Montecatini, Daniele Orsato, attuale capofila degli arbitri internazionali italiani, ha parlato delle problematiche recentemente emerse circa l'utilizzo del VAR, e della gestione del fallo di mano: "Abbiamo cercato di fare sempre del nostro meglio e dove abbiamo sbagliato lo abbiamo sempre ammesso. Cercheremo di lavorare sempre meglio, non solo sul fallo di mano che è quello che ci crea più problemi. Per fortuna ci aiuta la VAR. Rappresentanza del calciatore nella VAR room? Se ci fossero delle aggiunte per aiutarci, sarebbe meglio. Se l'aggiunta di calciatori o altro, bene lo stesso. Noi arbitri siamo gli unici a non essere contrari. Noi siamo dalla parte di ciò che può darci una mano.

Le parole di Platini ("Il VAR è una ca*ata", NdR)? Io non sto a giudicare. Io parlo per esperienza: la VAR è uno strumento che aiuta noi arbitri. È indubbio che l'episodio in grado di determinare una gara potesse non essere visto, ma oggi non è più così. Con il VAR, gli arbitri sono ancora più forti. Se qualcuno pensa però che con il VAR non si possa più sbagliare, non ne capisce l'utilizzo. È uno strumento nuovo, e come con tutte le cose nuove serve tempo per abituarsi. I giudizi sono troppo affrettati. In Italia non abbiamo pazienza. Come i club aspettano i giovani, anche il calcio deve avere la pazienza di aspettare gli arbitri, dopo questa novità.

La "chiamata" del VAR da parte degli allenatori? In merito, voglio solo ricordare che non decidiamo noi arbitri. Decideranno gli organi preposti, e se gli allenatori avranno questa possibilità, noi applicheremo soltanto la regola. La sospensione di Romania-Svezia? Non se ne può più. Mi è successo anche in Atalanta-Fiorentina e credo che siamo tutti stanchi. In campo l'arbitro non riesce a distinguere i cori. Sentire un calciatore che vuole andare via per razzismo è frustrante. Devono arrivare dei segnali forti, perché siamo stufi di quanto sta accadendo".


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