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Nesti, consigli per le telecronache Rai

di Marina Beccuti
Fonte: TMW

Carlo Nesti ha spiegato, nel suo consueto diario su TMW, il suo pensiero sulle attuali telecronache Rai delle partite di calcio. 

2-4-2026

Carlo Nesti: "Mi piacerebbe un nuovo "format" nelle telecronache Rai"

Quanto mi sarebbe piaciuto, martedì scorso, ascoltare 2 persone, che stimo, separatamente!

Alberto Rimedio da solo 

durante la partita, come Carosio, Martellini e Pizzul (aggiungo, umilmente, me stesso, nei 3 titoli europei Under 21, vinti consecutivamente, dagli azzurri).

E Adani opinionista prima, durante e dopo la partita, con l'ottimo Antinelli e Stramaccioni.

Perché dico questo? Procedo per ordine, anche perché colpire la Rai è uno sport nazionale, che esisteva già dagli anni 90, grazie ad Aldo Grasso, ed altri giganti della critica, al quale non gradisco partecipare.

In questi 16 anni post-aziendali, mi è capitato di riflettere sulla evoluzione delle telecronache, e di scrivere idealmente una mia storia di questo specifico dell'informazione sportiva. Mi sono accorto che ogni epoca del calcio, ovviamente, ha avuto bisogno di telecronache diverse.

Intanto, trovo demenziale che non si sottoponga più nessuno ad un corso di dizione. Se la mia voce, da voce di testa a voce di petto, con l'uso del diaframma, è cambiata radicalmente, fra il 1980 e il 1990, lo devo alla grande scuola di Igino Bonazzi ed Enzo Melito.

Il radio-telecronista è un attore, che va in scena, a tutti gli effetti. A proposito di radio, la diversità, e l'assortimento, delle voci di Bortoluzzi, Ameri, Ciotti, Provenzali, Ferretti e Luzzi, come Cucchi e Repice, entra di diritto nella leggenda del pallone.

Con Bruno Pizzul, abbiamo cominciato ad ascoltare le telecronache non solo tecniche, essendo Bruno un ex calciatore, ma anche passionali.

Perciò, per me rimane, con Giuseppe Albertini della televisione svizzera, la massima espressione delle telecronache di calcio. Il compromesso storico fra il vecchio e il nuovo.

Negli anni 90, la TV commerciale, in particolare Mediaset, ha imposto il modello delle telecronache a 2 voci. La Rai si è adeguata, tradendo la sua tradizione, per colpa delle assurde picconate della stampa, e anche le televisioni satellitari hanno fatto lo stesso, come se non esistesse una formula alternativa. 

Io ritengo che i telecronisti giovani di oggi siano, mediamente, molto più preparati di quelli della mia epoca, perché esiste una competenza, supportati dalla tecnologia e da Internet, che allora non esisteva, seppure fosse più fervida la fantasia.

Gli orizzonti si sono allargati, e il calcio internazionale, che negli anni 70 era ancora alla portata di pochi, è diventato materia alla portata di tutti.

Detto ciò, mi permetto di dire la mia, anche perché sennò l'articolo non sarebbe costruttivo.

In queste telecronache a 2 voci, con un giornalista e un opinionista, in genere un ex allenatore o un ex giocatore impegnati, credo che telecronache diventino delle radiocronache, nel senso che si parla continuamente, per il solo fatto di essere in 2.

Ho notato mille volte, inoltre, come quella che rimane la “sacralità”, tra virgolette, del gioco in televisione, possa essere disturbata da un eccesso di verbosità. 

In particolare, non mi piacciono le circostanze, in cui l'opinionista prende la parola dopo un episodio rilevante. Mentre si riferisce ancora all'episodio precedente, ha la sfortuna di parlare su un su un rapido capovolgimento di fronte, quando la palla magari è già vicina all'area avversaria, per cui la prima voce è costretto a interromperlo. Il calcio concede meno soste di un tempo, e si dà una sensazione al pubblico di scarso affiatamento, nell'accavallamento delle 2 persone.

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