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Torino, disastro totale

di Marina Beccuti

Flavio Bacile

 

Il campionato del Toro finisce peggio di com’era cominciato, con una sconfitta interna, l’ennesima della stagione, che chiude definitivamente ogni speranza di promozione.Chiaro che il Toro non ha sbagliato solo la partita interna contro il Piacenza, qualcuno vorrebbe farci intendere questo, sarebbe troppo facile e riduttivo, il Toro ha sbagliato molto già da luglio, perpetrando errori per tutto il campionato. Una stagione che ricorderemo per la pochezza dei granata, incapaci di esprimere un’idea di gioco, di mettere in campo quella grinta e quell’orgoglio che è, o almeno era, nel dna di questa squadra, una squadra senza un’identità propria che è stata messa sotto e più volte, da chiunque avesse un minimo d’organizzazione tattica, Padova incluso. Un disastro che parte purtroppo da lontano, che non avevo mancato di sottolineare in tempi remoti, anche se oggi in tanti si sentono in dovere di affermarne la paternità.


Scellerata è stata la scelta fatta dalla società di distruggere quanto di buono si era fatto l’anno precedente, smantellando una squadra che andava invece rinforzata con quattro acquisti veri, con giocatori capaci realmente di far fare un salto qualitativo a quella formazione. Discutibile, ed oggi come oggi, ampiamente deficitaria la scelta del tecnico, per una questione puramente tattica, con un modulo completamente diverso da quello precedente, alla faccia della continuità, che significava in soldoni, cambiare centrocampo e due terzi dell’attacco. Cosa che è stata fatta, ma non con la forza che richiedeva una tale cambiamento. Si aggiunga la ciliegina sulla torta finale, cioè un mercato che si è completato alla terza di campionato, ed una serie di buchi nella rosa che non avevano spiegazione alcuna. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, il Toro è partito dietro a formazioni come Siena, Atalanta, che avevano una rosa superiore, adatta cioè a puntare direttamente alla promozione, e, alla pari con Livorno e Reggina, quindi per giocarsi la promozione ai play-off, e finisce il proprio campionato dietro anche a Varese, Novara e Padova, cioè due neopromosse ed una squadra che si era salvata ai play-out.


Eppure anche in un disastro totale come questo c’è qualcosa da salvare, come la stagione di Ogbonna, ormai un centrale completo 360 gradi, con margini di miglioramento ancora evidenti, quella di Lazarevic, ragazzino terribile che con la sua irruenza e la sua voglia di fare ha tenuto su la baracca per molte partite, ed il campionato del capitano, perché 19 gol sono tanti, moltissimi in una squadra, che per come la vedo io, non aveva un gioco definito. Tutti probabili partenti, ed è questo che preoccupa.


Urge ripartire, ma come, in che modo, con chi e con quale prospettiva e progetto?
Posto che il Toro ha bisogno di qualcuno che lo ami veramente, che abbia anche il coraggio di rischiare capitali propri, che abbia la presunzione di fare una squadra che punti direttamente al primo posto, che abbia insomma ambizioni da Toro. Questo è il punto di partenza. Non entro nella diatriba se Cairo ha speso poco o tanto, di fatto ha speso male i suoi soldi, e per certi versi è una colpa ancora maggiore, ma, se ha espresso l’intenzione di cedere la società, evidentemente non è più innamorato del Toro, ed è giusto che trovi il suo successore.


Il Toro, parole di Petrachi, è una società sana, un punto di partenza interessante per nuovi acquirenti. Aggiungo io, ha un bacino d’utenza importante, un pubblico ancora affezionato, nonostante trent’anni di sofferenza, uno charme televisivo ancora intatto, e le televisioni sono importantissime nel calcio attuale, e un nome che ha ancora una certa valenza nel panorama calcistico nazionale.


C’è il principio, la maturità, poi la fine per un nuovo principio, è il ciclo naturale della vita.


Oggi il Toro deve trovare un nuovo principio.


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