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De Feudis e Rubinho si presentano al popolo granata

di Giulia Borletto

Prima le foto di rito con il direttore. Poi eccoli con le maglie ben piazzate davanti al petto: il numero 1 per Rubens Fernando Moed, detto Rubinho, il numero 19 per Giuseppe De Feudis e il numero 86 per Luigi Scaglia. Hanno parlato proprio in quest’ordine gli ultimi tre botti del mercato estivo 2010 granata. Botti inaspettati e non, un po’ come quelli che non hanno visto la luce nonostante il tanto vociare. L’ex saracinesca di Palermo e Livorno apre il dibattito con la sua voce pacata e carica di accento portoghese. Lui è stato una vera sorpresa e forse di sorpresa si è parlato anche per lui. “Quando mi si è presentata l'offerta di venire a Torino, non ho potuto rifiutare”. Ha girato virtualmente mezza Italia da ieri dopo pranzo (era dato per certo alla Roma, ndr) alle 19, ora di chiusura del mercato. “Non so se dovessi o meno andare alla Roma, so solo che adesso sono qui per lavorare e per mettermi a disposizione dell’allenatore. Sono in una realtà importante anche se in Serie B: la A non mi mancherà. La maglia numero 1? Bella, ma sono qui per lavorare e basta”.

Veloce spostamento di microfoni e tocca a De Feudis, il centrale che tutti si aspettavano e che nessuno immaginava potesse vedere in lui la reincarnazione ideale, non per mancanza di attitudini, anzi, ma solo perché i nomi fatti per mesi erano stati altri. “Sono passato da capitano del Cesena a giocatore del Torino in poche ore e per me è motivo di grande orgoglio. Venire in una squadra blasonata come quella granata è una grande occasione: darò il mio contributo”. Ma come mai dopo anni al Cesena e i mille rimpianti dei tifosi, questa decisione di cambiare? “Gli anni passati in Emilia sono stati meravigliosi, ma ad un certo punto le strade si dividono e ci siamo dovuti separare. Quando ti trovi la strada sbarrata, la scelta più giusta è cambiare aria. Il Torino è una squadra di A che si ritrova a giocare in B, ora spetta anche a noi riportarla in alto. Posso giocare sia nel centrocampo del 4-2-3-1 che in quello del 4-3-3: recupero palla e nell’impostazione del gioco non mi tiro mai indietro”. Che campionato ti aspetti? “Il Torino deve giocarsi le sue carte e non aver paura di nessuno. Certo ci saranno delle difficoltà, ma per chi non ci saranno“. Qual è stato il segreto del Cesena lo scorso anno? “E’ stato l’essere uniti, la forza del gruppo”.