ESCLUSIVA TG – Conti (tifoso del Toro): “La contestazione è legittima, Cairo prima di parlare pensi a tutto ciò che non ha fatto e a ciò che ha fatto per il Torino”
Fonte: Elena Rossin
Maurizio Conti, è un tifoso del Toro dal 1973 non tesserato con alcun club e che è sempre andato in Curva Maratona, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Con Conti si è parlato della protesta nei confronti del presidente Cairo dei gruppi organizzati della Curva Maratona, alla quale hanno aderito anche la Curva Primavera e molti tifosi appartenenti a Toro Club e non, che da quattro partite hanno deciso di non entrare allo stadio nelle gare in casa. E poi abbiamo parlato del momento della squadra granata che da quando c’è mister D’Aversa ha vinto due match dei tre giocati e si sta rialzando dalle posizioni più pericolanti della classifica.
Dal punto di vista sportivo il Torino dopo la vittoria sul Parma si sta indirizzando verso la salvezza da raggiungere il prima possibile. Lei come vede la squadra?
“Penso proprio che la salvezza sia raggiungibile, ieri sera la Cremonese ha perso con la Fiorentina per cui conquistando altri tre-quattro punti, e ci sono ancora nove partite da giocare, l’obiettivo sarà raggiunto. Cremonese, Pisa e Verona sono inguaiate e penso che alla fine il Lecce potrà anche salvarsi. Non sono Nostradamus quindi non posso fare previsioni, ma secondo me, queste tre squadre sono candidate alla retrocessione per cui noi del Toro dovremmo essere tranquilli, anche perché dobbiamo ancora da affrontarle tutte e tre. Mi spiace per Davide Nicola, gli voglio bene, ma se si tratta di andare in Serie B meglio la Cremonese, anche se avrei preferito qualche altra squadra, piuttosto che noi”.
Invece dal punto di vista dell’ambiente la contestazione prosegue e anche contro il Parma nonostante il Torino Fc abbia regalato un centinaio di biglietti e venduti altri a prezzi stracciati lo stadio era in gran parte vuoto. Lei che è tifoso da più di 50 anni e che frequenta la Curva Maratona che posizione ha nei confronti della proprietà?
“Sono d’accordo sulla contestazione e sul non entrare allo stadio. Devo dire che già prima di questa decisione presa dai gruppi organizzati era da un po’ di tempo che andavo molto meno allo stadio perché sono stufo di vedere prestazioni non da Toro. Detto questo, non so fino a che punto servirà perché Cairo alla fine fa ciò che vuole ed è un muro di gomma per cui qualsiasi cosa noi tifosi facciamo gli rimbalza e credi che andrà via dal Toro solo quando lo deciderà e non perché qualcuno lo contesta. Il non entrare allo stadio è stato attuato anche con ritardo, era un segnale che andava già mandato prima per far capire che i tifosi non sono dei pupazzi che dicono “signor sì” e tengono la testa bassa solo per la maglia, mentre lui continuava e continua a fare bella figura nei salotti che contano e sui suoi giornali. Adesso per lo meno l’Italia si è accorta che esistiamo, se ne era un po’ dimenticata perché eravamo messi nella condizione di essere degli sparring partner e anche noi tifosi non abbiamo fatto niente di concreto per rimetterci nella mappa del calcio come eravamo una volta. Sono solidale con la protesta, poi ognuno ha i suoi metodi e alcuni possono essere discutibili, anche se poi sono molto più discutibili le dichiarazioni che fa Cairo su ciò che viene detto e scritto, quindi diciamo chi è senza peccato scagli la prima pietra. Credo che lui possa parlare poco e noi potremmo fare meglio. Morte e disgrazie non si devono assolutamente augurare. Capita a tutti quando si è molto arrabbiati e delusi di sperare per un attimo il male degli altri, ma di certo non lo si dice. E’ una cosa di cattivo gusto e poi non serve a nulla non lo si smuove di certo così per cui si poteva essere un po’ più eleganti, ma stiamo parlando di tifoserie e di gente sanguigna. A me ha infastidito Cairo quando ha parlato di bambini o di guerra perché sappiamo tutti dell’esperimento sociale in Curva Primavera con i biglietti venduti ai tifosi avversari, del video che lo ritraeva durante il Codiv mentre incitava i suoi venditori a vendere nonostante la gente morisse, e sono morti anche nonni e nipotini. Senza dimenticare che i bambini del Toro di gioie ne hanno avute ben poche in questi 20 anni di sua presidenza al massimo qualcuno ha potuto gioire per quell’unico derby vinto il 26 aprile del 2015 o per la notte del San Mamés in Europa League ai sedicesimi il 26 febbraio 2015, e prima e dopo? E i calciatori migliori venduti solo per fare plusvalenze con rose che devono essere sempre rifatte e mai vengono allestite per essere davvero competitive tanto poi si può sempre dare la colpa all’allenatore di turno o eventualmente al direttore sportivo che lui ha scelto. Cairo pensa solo ai profitti e a tirare l’acqua al suo mulino infatti quando gli si sono sottolineate le sue mancanze ha subito spostato l’attenzione sui tifosi e sui giornalisti, è un metodo che utilizzano in tanti quello di spostare l’attenzione per non pagare dazio. Spero che ormai siano in pochi quelli che credono a questi discorsi”.
Ieri il Torino ha aperto le porte del Filadelfia ai tifosi, erano quattro mesi che nessuno poteva assistere a un allenamento che è comunque evento rarissimo, c’erano 450-500 persone, c’è chi si spinge a dire anche 700. Cosa pensa di quest’apertura: mossa strategica o bisogno della squadra di avere vicino i propri tifosi?
“Una mossa strategica perché se si voleva far avvicinare i tifosi alla squadra lo si poteva fare già da anni visto che il nuovo Filadelfia è stato inaugurato il 25 maggio 2017 e da allora solo pochissime volte i tifosi hanno potuto assistere a qualche allenamento. Aprire il Fila una tantum per me non cambia niente. E’ una mia convinzione, ma alla squadra dei tifosi importa niente o comunque ben poco, non vale solo per il Torino, ma in generale. Chiaramente sto parlando dei calciatori del nuovo millennio perché una volta era molto diverso, ma adesso la maggior parte di loro vive con fastidio la vicinanza dei tifosi e lo dico perché lavoro in un hotel dove vengono parecchie squadre e negli anni, anche in altri hotel dove lavoravo prima, ho visto che i giocatori sono parecchio infastiditi dalla vicinanza dei tifosi. Non so esattamente di chi sia la mossa strategica, se di D’Aversa per guadagnarsi i favori del pubblico per avere il sostegno di portare la squadra alla salvezza, oramai quasi acquisita, o per guadagnarsi il rinnovo del contratto anche dimostrando di riuscire a riportare il consenso dei tifosi con la presenza di questi ultimi. O della società che cerca così di dimostrare che viene incontro ai desiderata dei tifosi. Alla fine non credo che questa mossa sposti l’opinione della maggior parte dei tifosi perché la squadra fin dall’inizio quest’estate era stata costruita male e poi è stata gestita peggio e la colpa è di tutti dal presidente, al direttore sportivo che c’era prima Vagnati, ma anche all’attuale Pertachi che a gennaio non ha preso chissà quali giocatori per rinforzare la squadra. Se la maggior parte dei tifosi è veramente decisa a restare fuori dallo stadio dubito che nelle prossime partite ci sarà il pienone perché oggi al Filadelfia c’erano le porte aperte e sono arrivati 450 o 700 tifosi”.
C’è un numero di tifosi, anche se minoritario, che tutto sommato ritiene non così negativo l’operato di Cairo perché la squadra è da quattordici anni in Serie A e in un calcio che ha bisogno sempre più di soldi per allestire squadre di vertice il vivacchiare, come fanno altri club, alla fine è comunque accettabile. Questi tifosi sono additati da chi contesta come complici di Cairo, lei cosa ne pensa?
“Io adesso allo stadio non ci vado e sono solidale con la contestazione e con il non entrare allo infatti già prima avevo iniziato a farlo andandoci solo saltuariamente come forma di protesta e per non vedere certe prestazioni. Il Toro è la mia squadra del cuore e la seguo da più di 50 anni, ma di farsi del male ed di essere masochista ero stanco per cui ho accolto anche perché credo che la gente sia stufa, esattamente come me, di vedere e sentire certe cose. Ciò che mi rattrista un po’ di più è sapere che c’è gente della mia età e anche chi ha più anni che si accontenta di questa mediocrità. Forse non si ricorda cos’era il Toro? Non voglio fare il nostalgico, non è questo il punto, ma siamo il Toro con sette scudetti vinti più uno revocato e cinque Coppa Italia ed essere relegati a sparring partner, come dicevo prima, dove si sa già che certe partite sono perse a prescindere e non si prova nemmeno a vincerle o per lo meno a giocarsele mi fa sanguinare il cuore sapere che c’è gente come me che ha visto un altro Toro e comunque la pensa così. Capisco che il fallimento sia stato uno shock e tanti abbiano il terrore che ricapiti, però come si dice chi non risica non rosica e se si continua a galleggiare non siamo niente, siamo alla stregua di Udinese, Parma o Verona, con tutto rispetto per questi club. Posso ancora capire i giovani che magari loro hanno visto giocare il Torino in B con il Cittadella e l’emozione più grande è stata la partita al San Mamés. Non posso pensarla come chi ha dimenticato o no ha vissuto altro. Non solo con Cairo, anche prima con Cimminelli, Vidulic e Calleri, sono 30 anni che andiamo avanti così, ma lui è qui da 20 anni e fa salire la rabbia perché non va via neppure se si prova a cacciarlo e parla anche per nascondere le sue mancanze, mentre gli altri prima di lui dopo 3-4 anni sono andati via. Tutto ciò non è difendibile ed per questo che la maggior parte dei tifosi del Toro pensa che chi lo difende sia complice. Non tifo Toro per essere anonimo, tifo Toro per essere orgoglioso di essere del Toro. Non che arrivando un altro chissà cosa accadrà, ma lui deve andarsene”.
Lei quindi non pensa che possa arrivare un fondo o un qualcuno che possa riportare il Toro dove gli compete per la storia gloriosa che ha avuto?
“Lo spero come tutti, ma sul fatto che succeda la vedo un po’ più dura per quanto chi ha in mano questa città non sia più così interessato, come si diceva una volta, ad avere una squadra sola. Però non so quanti siano interessati a comprare il Torino perché non è più nella mappa del calcio da tanto tempo, ci sono tanti problemi, la città è complicata e c’è un potere forte che comunque aleggia sulla città e così chi vuole entrare nel calcio in Italia va a comprare il Como o il Parma, club di seconda fascia con rispetto parlando, e il Toro rimane sempre nel limbo. Sui fondi non so cosa dire perché noi del Toro abbiamo sempre avuto un senso d’appartenenza che ci rende un po’ speciali e un fondo, secondo me, toglierebbe, come ha fatto Cairo, questo senso d’appartenenza. So benissimo che è utopistico, ma sogno di avere un proprietario che sia tifoso granata".
Tornando al calcio giocato, sabato l’avversario sarà il Milan a San Siro. Che Torino si aspetta dopo le vittorie con Lazio e Parma e la sconfitta col Napoli?
“Vorrei vincere perché dopo i gobbi sono la squadra che detesto di più. Ma sul fatto di riuscire anche solo a pareggiare la vedo dura perché loro hanno bisogno di punti per andare in Champions, mentre noi ormai siamo quasi salvi e questi smidollati che abbiamo in squadra non credo ci metteranno l’anima. E comunque le partite da vincere saranno le successive con Pisa, Verona e Cremonese. Non sono bravo a fare previsioni, ma sulla carta con il Milan siamo quasi spacciati tanto più che hanno perso con la Lazio e hanno il fiato sul collo del Napoli, ma anche di Como e Juventus. Hanno bisogno di fare punti e noi siamo una preda ambita, ma uno scherzetto come gli abbiamo fatto in Coppa Italia qualche anno fa non sarebbe male, anche per la non simpatia che ho per loro”.