ESCLUSIVA TG – L’appello di Salerno alla Città e al Piemonte: “Salviamo il Toro: ho un programma di 5 punti che può essere realizzato, basta volerlo”
Fonte: Elena Rossin
Roberto Salerno è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Salerno è un economista tributarista, presidente del Torino Women. Nel 2005 dopo il fallimento del Torino e l’intervento dei “lodisti” si era prodigato affinché si trovasse una soluzione fra Giovannone e Cairo e nella trattativa fu determinante per l’acquisizione della Presidenza di quest’ultimo. Oggi, dopo più di vent’anni di presidenza Cairo, lancia un appello per scuotere il mondo granata e trovare un nuovo presidente per rilanciare il Toro.
Con l’arrivo di D'Aversa in panchina il Torino squadra si è un po' rialzato dalla zona pericolante della classifica e, tenuto conto anche del calendario, va verso la salvezza. Ma i tifosi granata sono sempre in agitazione e vogliono che Cairo ceda il club e vada via e nelle ultime quattro partite casalinghe, come forma di protesta, in molti non sono entrati allo stadio. Lei cosa pensa di questa situazione?
“I tifosi hanno tutte le ragioni per essere sul piede di guerra e ad esserlo non sono solo gli ultras, ma anche tutti quelli che, in una grande città com’è Torino e nella grande area piemontese, tengono ancora alla gloriosa Storia del club che ha fatto la storia del calcio italiano, al colore granata e a tutto quello che sappiamo. Non sono solo da comprendere, ma anche da scuotere ancora di più. Un paio di mesi fa io e l’avvocato Gigi Marengo durante una trasmissione televisiva cercammo di scuotere un po' la Città, l'ambiente, la comunità tutta, sportiva e non sportiva, affinché cominciasse a prendere corpo un’iniziativa concreta e si creassero le condizioni per un cambio di Presidenza del Torino. Purtroppo però non abbiamo visto una reazione concreta della Città colpa, ritengo, di un clima di rassegnazione e di assuefazione in cui è piombata tutta la città sportiva granata.
Se con D’Aversa la classifica è migliorata, non migliorano tutti gli altri indicatori che segnano un continuo declino dell’immagine e del valore della società e della squadra. Eravamo quasi tutti convinti che non si potesse andare in Serie B con una squadra di questo genere e con alcune squadre di Serie A che sono veramente molto più mediocri rispetto al Torino, ecco perché avevamo messo in conto che ci salvassimo, ma l'orizzonte che abbiamo, come detto, davanti è un orizzonte piatto.
Cairo ha fatto il suo tempo, non ha più risorse, per come la penso io, dal punto di vista personale e motivazionale. Sono passati più di vent'anni da quando prese questo glorioso club e anno dopo anno sta trascinando il Torino lentamente nell'anonimato, nel buio, nel limbo e allora anche se, forse, D’Aversa ha dato una scossa alla squadra e assicurato la non retrocessione (mancano comunque ancora tante partite !) siamo però veramente a obiettivi miseri per una Storia come quella del Torino ed è per questo che, come dicevo prima, cercammo con quell’evento di provare a dare vita a una iniziativa, per delineare e ipotizzare un percorso che potesse portare a un cambio di gestione”.
La vostra è stata un’iniziativa riassumibile in 5 punti, li vuole specificare?
“Li abbiamo pensati e tracciati io e Gigi e possono definirsi i punti della rinascita del Torino, cominciando proprio e veramente dall'ABC di questa squadra e cioè dalla sua rinascita. E’ indispensabile riaffermare e rilanciare la Storia, la Tradizione e la Leggenda Granata. Abbiamo bisogno di lucidare quel passato intramontabile che è unico al mondo non solo nella storia del calcio bensì dello sport di ogni tempo con manifestazioni e ricorrenze sugli Invincibili e su che cosa è stato il Grande Torino.
Subito dopo lavorare per una restituzione della squadra alla Città. Torino deve di nuovo riappropriarsene, come comunità economica, professionale, intellettuale e storica, un po' come si era pensato, con un gruppo di imprenditori, magari con all'interno un imprenditore più forte, che si facciano carico del club e della squadra. Questi imprenditori di cui parlo devono essere imprenditori della nostra comunità torinese, piemontese per ridare al Torino quella torinesità, quella passione che in questi vent'anni sono stati totalmente assenti. Altro punto, il ritorno del Torino fra i protagonisti del calcio ricostruendo con un ciclo virtuoso di nuovo una grande squadra che veramente rientri fra le cinque grandi squadre del nostro campionato. Questo vuol dire lavorare su tutti i giocatori, con parsimonia, con onestà intellettuale, con competenza. Poi ovviamente un altro punto strettamente legato al precedente, la rinascita del settore giovanile. Il settore giovanile è stato la bandiera, il patrimonio, il forziere della squadra per tanti, tanti anni, dai tempi di Vatta, tanto per citarne uno, ma anche da prima con tutti i grandi allenatori, con tutti i grandi tecnici che hanno costruito nel settore giovanile grandi campioni. Io credo nella torinesità, nella piemontesità di questa squadra e credo che con un ciclo virtuoso di 3, 4, 5 anni noi potremmo avere giocatori italiani, giocatori che arrivano da nostra comunità della grande area torinese, piemontese dove giocano 100 mila ragazzi. Come non si può pensare che con 100 mila ragazzi che giocano in Piemonte non si possano crescere 7, 8, 10 giocatori importanti da Serie A. Non abbiamo bisogno di andarli a prendere in Africa, in Asia o da chissà dove e oggi potenziali giovani della nostra area geografica, fortissimi hanno la strada chiusa dai procuratori, che portano giocatori a zero costi dai paesi dell'Africa, dell'Asia, dalla Cina, da un po' dappertutto. Ultimo punto è il Filadelfia che deve tornare a essere il luogo, il cuore della Città Granata, del tifo: un luogo d’incontro, di chiacchiericcio, di confronto, anche di sana goliardia, perché il Filadelfia è la storia del Grande Torino e per esserlo appieno deve includere il Museo del Toro. Non sono un ingegnere o un architetto, ma bisognerà ristrutturare il Filadelfia per renderlo più vicino ai tifosi in modo da restituire loro quell’area di accoglienza, di discussione, di ristoro, magari aprendoci all'interno un luogo di incontro, affinché torni a essere la casa della grande Storia Granata.
Infine, con un respiro “lungo” progettare e costruire un grande centro sportivo che non può essere il Robaldo. Ritengo che una grande squadra di Serie A come il Torino non possa avere un centro sportivo molto modesto, ma uno sullo stile di Zingonia o Novarello, che permetta una vera accoglienza perché dotato di una struttura veramente professionistica per il calcio, con foresteria, campi, palestre, piscine, centro medicale, uffici etc.
Per concludere, 5 punti dai quali far rinascere il Torino, la qualità della squadra, la leggenda, il settore giovanile, il Filadelfia ed ecco perché con l’avvocato Marengo li abbiamo pensati e sui quali io e Gigi vorremmo tentare di scuotere questa Città, questa Regione, perché credo personalmente e fermamente, che ci siano le risorse per poterlo fare”.
Finora quando a Cairo è stato chiesto se qualcuno fosse andato da lui per proporgli di acquistare il Torino, lui ha sempre risposto che non si era mai presentato nessuno. Sembrerebbe quindi difficile trovare un acquirente o formare una cordata, perché quindi tanta convinzione?
“Sono fermamente convinto che nella nostra città, nella nostra provincia, nella nostra regione, ci siano le risorse e i personaggi che possano realizzare i 5 punti della “Rinascita Granata” e far rinascere il Torino realizzandoli.
Vorrei veramente attorno a questi 5 punti ricevere delle reazioni di gradimento, di apprezzamento, anche di bocciatura, ma che almeno si arrivasse a provocare una reazione e per questo faccio un appello all'opinione pubblica torinese e piemontese e vedere, come diceva qualcuno che cantava, che effetto fa. Attorno a questi 5 punti si possono raccogliere grandi imprese, grandi imprenditori perché nella nostra città e nella nostra regione ci sono grandi ricchezze che se volessero potrebbero realizzarli.
Vorrei ottenere, un riscontro anche in maniera del tutto riservata, non dico segreta, da parte di chi ha questo intento.
Sono un economista tributarista e so per certo che ci sono queste ricchezze, queste risorse, queste figure, queste passioni e queste volontà. Ringrazio Torinogranata.it che mi ha permesso di fare quest’appello, o se qualcuno vuole chiami anche la redazione se ritengono. Chiunque sia seriamente interessato mi può scrivere, contattare, mi si trova anche su profili Facebook, o può rivolgersi anche a lei Elena Rossin, che conosce me e Marengo, certo del segreto professionale, per poter ragionare su questo. Io credo davvero che ci siano le possibilità per far rinascere il Toro”.
Non le chiedo quanti soldi servirebbero per attuare questo progetto perché ci vorrebbe uno studio approfondito per non dire cifre a spanna, ma le chiedo quanti imprenditori sarebbe opportuno che partecipassero alla realizzazione del progetto?
“Teniamo conto che il Torino Fc non ha un grande bilancio e quindi senza un grande bilancio non ci possono essere richieste assurde, quindi una trattativa è percorribile e sostenibile a mio parere sulla base dei bilanci ai quale credo che neanche Cairo possa sottrarsi perché i bilanci parlano chiaro.
Quindi oggi quello di cui abbiamo più bisogno è la volontà. Ognuno di noi metta ciò che può, chi ha tanto può mettere tanto, chi ha poco metterà poco, ma cominciamo davvero a fare un inventario delle risorse.
Sulla compagine che auspicherei, un gruppo di imprenditori con uno di maggioranza e poi altri 5-6 che partecipano con quote inferiori e perché no un gruppo di piccoli che eleggesse nell’assemblea societaria un proprio rappresentante.
Lo scopo del mio appello è cercare di scuotere l’ambiente granata che mi sembra ormai veramente assuefatto. Non lasciamo che si ripetano di nuovo situazioni come quella di quest'anno con la squadra che rischia la Serie B e neppure che il Torino languisca nel limbo, nel piattume degli ultimi anni. Perché continuando così la prossima stagione sarà come le precedenti poiché non c'è più motivazione, non c'è più energia, lo si vede, lo si intuisce. Il Torino Fc di Cairo tira a campare e questo non è più accettabile. Vorrei che l'ambiente, la Torino veramente storica, non solo la Torino sportiva, si scuotesse. Verifichiamo, adesso, gli esiti che sortirà questo appello perché la mia porta è aperta a chi vuole davvero impegnarsi in questo progetto.
Avanti, battete un colpo. Che la Torino sportiva, granata, storica, valoriale, economica, professionale, intellettuale si scuota. Valuterò se è il caso di aprire un profilo sui social affinché mi si scriva, mi si dica parliamone.
Lo ripeto, io sono disponibile a ascoltare, al confronto, non chiaramente a perdere tempo. I cinque punti sono lì, se vogliamo li possiamo realizzare”.