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ESCLUSIVA TG – Mascheroni (pres. Ucg): “No alla violenza anche solo verbale nei confronti di Cairo, ma ben vengano le esternazioni di chi lo mette in difficoltà sperando che servano a fargli vendere il Torino”

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin
Maria Rosa Mascheroni

Maria Rosa Mascheroni è stata intervistata in esclusiva da TorinoGranata.it. Mascheroni è la presidentessa dell’Unione Club Granata (sono circa 100 i club  che vi aderiscono), commercialista e grande tifosa del Toro nonché membro del direttivo del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Con lei abbiamo parlato della situazione della squadra granata e della contestazione dei tifosi al presidente Cairo.

Il Torino battendo il Parma si è messo in una condizione migliore in classifica facendo un passo avanti verso l’obiettivo salvezza da raggiungersi il prima possibile. Come vede la squadra?
“Probabilmente il cambio di allenatore era diventato ormai un passo obbligato. Non seguo tantissimo quest'anno, un po' per problemi personali e un po’ perché concordo con la contestazione, condividendola appieno sul non andare allo stadio. Forse D’Aversa è riuscito a dare alla squadra un pochino più d’energia, di forza mentale perché la squadra è sempre la stessa. E forse è anche riuscito a far giocare i giocatori in un ruolo più naturale alle loro caratteristiche. Ovviamente sono contenta che il Toro vinca, sono sempre contenta quando vince e non posso neppure pensare di tifare contro anche perché tutto questo esula dal motivo per cui noi tifosi contestiamo la società”.

I toni della contestazione, che finora è sempre stata pacifica, si sono alzati molto negli ultimi giorni arrivando alle minacce e augurando il male a Cairo.Questo non rischia di danneggiare la contestazione stessa?
“Temo di sì. Premetto che negli anni di Pianelli nessuno si sarebbe stupito di toni così accesi, ma gli anni che stiamo vivendo adesso non sono più così duri e di conseguenza questi toni accesi sicuramente scandalizzano qualcuno. Non penso che Cairo rischi nulla perché ritengo che nessuno abbia davvero in testa di compiere gesti estremi perché le parole per quanto forti restano tali, mentre i fatti sono tutt’altra cosa e hanno altre implicazioni. Sicuramente molti potranno pensare che una contestazione così non vada bene e quindi prendono le distanze. Però mi resta difficile pensare che al di là dei modi, che si possono condividere oppure no e condannarli, si possa cambiare idea su Cairo o sul modo che ci ha trattato in questi 20 anni di presidenza solo perché qualcuno a parole lo ha minacciato. Il suo agire nei confronti del Torino e dei tifosi resta al di là di tutto perché le sue non sono state parole, ma fatti precisi e inconfutabili che sono sotto gli occhi di tutti”.

A Cairo sono state mosse accuse puntuali sul suo operato al Torino da parte dell’avvocato Marengo, e non solo, e lui al termine della gara con il Parma ha sottolineato che le scritte nei suoi confronti sono brutte e che un quotidiano con le cose assurde che scrive è responsabile dei dissapori che si creano. Lei cosa pensa di queste parole di Cairo?
“Le polemiche che lo attorniano sicuramente gli danno fastidio perché lui è un uomo di comunicazione, quindi tutto ciò che viene scritto sui giornali che non sono suoi, sui siti, sui social, sugli striscioni o che viene detto nelle televisioni che non sono la sua sicuramente gli dà fastidio. Però non ci sono altri modi per convincerlo a vendere il Torino e ad andarsene. Quindi ben vengano le esternazioni pubbliche di persone che sanno cos’è accaduto in questi 20 anni, che sono in grado di parlare in buon italiano senza insultare, che con le loro parole lo mettano in difficoltà al punto che decida di andarsene”.

Crede che Cairo possa decidere di vendere il Torino nel breve periodo?
“Non lo so, sinceramente”.

Più o meno legata alla vendita del club c’è anche la questione dello stadio Grande Torino Olimpico che è affittato dalla società granata e il contratto è stato prorogato dal Comune fino alla fine di quest’anno, ma il Torino a giugno deve comunicare alla Lega Calcio dove giocherà fino al termine della prossima stagione quindi fino a giugno 2027 e non a dicembre 2026. Sono queste leve che potrebbero smuovere Cairo sull’acquistare lo stadio per poi magari cederlo con il club?
“Quanto potrebbero incidere queste scadenze è impossibile dirlo, ma non mi stupirei più di tanto se alla fine Cairo trovasse un accordo con il Comune per rinnovare l’affitto dello stadio. Il Comune nella trattativa non credo abbia il coltello dalla parte del manico perché se il Torino Fc decidesse di andare a giocare altrove cosa se ne farebbe dello stadio?”

Ipoteticamente, però se il Comune si ponesse in modo fermo sul costo dello stadio e se il Torino non lo comprasse allora potrebbe proporre un affitto a costi decisamente superiori dagli attuali e a quel punto Cairo o accetta oppure porta la squadra a giocare altrove e per lui sarebbe una sorta di sconfitta, non trova?
“Non credo proprio che il Comune arriverà eventualmente ad aumentare di molto l’affitto dello stadio perché poi altrimenti Rcs non andrebbe al Salone del Libro. Cairo è un editore che ha giornali importanti e una televisione: la comunicazione nelle sue mani lo rende potente quindi quasi certamente riuscirà a spuntare per lo stadio, acquisto o affitto che sia, un accordo economico a lui favorevole, ci scommetto qualsiasi cosa. Cairo venderà il Torino quando troverà qualcuno che gli darà il denaro che vuole, secondo me”.

Però così non c'è il rischio di andare avanti ancora a lungo in una situazione che sicuramente non fa bene al Toro, Toro inteso non Torino FC bensì il Toro?
“Certo, è una prospettiva terribile, davvero terribile”.

A fronte di proseguire in questo stallo, non sarebbe il caso che qualcuno responsabilmente facesse un passo indietro, non nel senso di non contestare civilmente più, ma di abbassare un po’ i toni?
“Se vogliamo che Cairo venda il Torino non c'è altro modo che contestare e continuare a farlo civilmente, ma con fermezza senza fare neppure un passettino indietro. Purtroppo, non c'è altro modo”.

Quindi anche non andare allo stadio in occasione del derby come ha annunciato il gruppo organizzato dei TH?
“Nel derby è dura, durissima”.

Se i tifosi del Toro non entrassero lascerebbero che il loro stadio si colorasse di bianco e nero, è uno scotto che va pagato per un fine superiore?
“Teoricamente i biglietti ai tifosi juventini dovrebbero essere venduti solo per lo spicchietto del settore ospiti. Ma sappiamo benissimo e lo abbiamo anche visto in tanti altri derby in precedenza che, a parte in Curva Maratona, entrano tifosi juventini ovunque. E questo è accaduto e accade per tutte le partite di cartello e non solo al Grande Torino Olimpico. E’ qualche volta si sono verificate situazioni pericolose, non mi riferisco ai tristemente famosi esperimenti sociali in Curva Primavera. In anni più recenti so di persone, famiglie e Toro Club che nei Distinti si sono trovare accerchiate, in minoranza rispetto ai tifosi avversari.
Non entrare allo stadio nel derby, per me, è un prezzo che va pagato”.

Per lunedì pomeriggio il Torino ha deciso di aprire le porte del Filadelfia, solitamente sempre chiuse tranne che in rarissime occasioni, permettendo ai tifosi di assistere all’allenamento della squadra. Da presidentessa dell’Unione Club Granata come interpreta questa mossa fatta proprio in questo momento?
“(Sorrire, ndr) E’ una captatio benevolentiae. Una mossa per catturare un po’ di consenso e quindi penso che non ci dovrebbe andare nessun tifoso”.

E’ improbabile che avvenga tanto più dopo una vittoria per 4 a 1 come quella contro il Parma. Così come lasciare vuoto ogni settore del Grande Torino Olimpico, tanto più che da tempo la società offre biglietti a prezzi stracciati o comunque promozioni continue per attirare pubblico.
“Lo so, se non ci riescono neppure i gruppi organizzati della Maratona a tenere la Curva e lo stadio vuoto allora non c’è speranza”.

Questo però significa che non tutti i tifosi del Toro dissentono dalla gestione del club da parte di Cairo, una minoranza è comunque soddisfatta?
“Sicuramente ha i suoi seguaci, i suoi fedelissimi. Nella tifoseria c'è tanta confusione. Capisco che ci sia la voglia di andare allo stadio, anch’io ne ho voglia perché è un luogo dove si sta bene, dove s’incontrano fratelli e sorelle di tifo, ma c’è anche la necessità di fare un sacrificio e non andarci per dare forza alla contestazione. Bisogna tenere duro e non solo non andare allo stadio, ma anche banalmente non acquistare prodotti del merchandising o degli sponsor del Torino Fc. Va fatta un’azione civile e pacifica a 360° in modo che Cairo rimanga isolato e che alla fine capisca che per i suoi innumerevoli affari è meglio che ceda il Torino. Sono tante le cose che i tifosi possono fare e che servono  ad avere la coscienza a posto consapevoli di aver fatto, anche con piccoli gesti, tutto ciò che era possibile per il Toro, ma questo dipende da ognuno e da quanto davvero ci tiene nel profondo al Toro. Non si tratta di obbligare gli altri a fare qualcosa, ma di farlo spontaneamente”.

Nel comunicato emesso dai TH oltre a dire che non sarebbero entrati allo stadio neppure nel derby, hanno anche detto che nessuno del Torino Fc deve andare a Superga il 4 maggio. Cosa può dire in merito?
“Diciamo che il 4 maggio è ancora lontano, però tanto, tanto degni di andarci non lo sono”.

Pensare che la squadra non vada a Superga per la commemorazione dei caduti è almeno singolare, non trova?
“La commemorazione è fatta per le famiglie dei deceduti”.

Però la squadra attuale nell’occasione si stringe ai parenti di chi non c’è più in segno di cordoglio e di rispetto per gli Invincibili. Rendere omaggio al Grande Torino da quel 4 maggio 1949 viene fatto da tantissime squadre italiane e straniere.
“Mah, l’attuale squadra cosa ne sa degli Invincibili? Forse qualcuno gli ha mai raccontato chi erano? Sinceramente sono sicura di no. Le squadre italiane e straniere che rendono omaggio al Grande Torino lo fanno perché evidentemente qualcuno si documenta e conosce la Storia. Non voglio assolutamente fare di tutta l’erba un fascio, ma giocatori come gli attuali del Torino che stanno un anno o anche meno qui cosa ne sanno? Chi gliela racconta la Storia del nostro Toro?”.

Per in formarsi basta anche solo andare a leggere Wikipedia e chiunque può farlo.
“Sì, ma non li vedo così attenti e appassionati. Sono un po’ sfiduciata e non vedo il fondo del tunnel”.

Lei non vede il fondo del tunnel, ma i tanti iscritti ai vari Toro Club?
“Eh, anche i Club non sanno bene cosa fare,anche perché fanno fatica a rimanere in vita poiché non c’è più la possibilità di fare tante cose come accadeva fino a un po’ di tempo fa. I nuovi iscritti sono in diminuzione, gli eventi e le feste si riducono e bisogna sempre inventarsi cose nuove e che abbiano un’attrattiva coinvolgendo qualche vecchia gloria per attirare gente. Ai Club serve attirare gente in modo da raccogliere qualcosa per rimanere in piedi perché le tessere non bastano, ormai la gente preferisce stare a casa a guardare la televisione”.

Ma senza i tifosi il calcio è destinato a scomparire. Nello specifico, senza la sua gente il Toro muore.
“A qualcuno, di nostra conoscenza, farebbe pure piacere che i tifosi non gli stessero così addosso. Si è iniziato a far togliere gli striscioni allo stadio per mettere cartelloni pubblicitari. Ho visto altri stadi con gli striscioni dei club e dei supporter che rendono l’ambiente bello e colorato. Già di per sé è complicato andare allo stadio perché bisogna decidere per tempo, registrarsi, avere la tessera del tifoso e i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti sono rincarati”.

Il Torino Fc, forse più di tutti, fa promozioni di continuo ormai da tempo.
“Certo è stata presa una persona esperta apposta e questo solo per paura che lo stadio resti vuoto con conseguente diminuzione dei ricavi dai diritti televisivi”.

Tornando alle cose di campo e al campionato, la salvezza è un obiettivo raggiungibile dal Torino, anche considerando che prima della fine del campionato affronterà ben sei squadre alla portata e solo tre decisamente più forti?
“Speriamo che continui sulla strada intrapresa con Lazio e Parma, nessun tifoso è contento che il Toro perda”.

Però qualcuno sarebbe persino disposto ad andare non solo in Serie B, ma persino in categorie inferiori purché Cairo venda il Toro.
“E’ la disperazione di chi cerca il male minore, ma nessun tifoso del Toro sarebbe contento in caso di retrocessione o anche solo più banalmente fare brutte figure”.


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