ESCLUSIVA TG – Trimani: “La fede calcistica, le emozioni, le passioni non si comprano e vendono al mercato e la Storia del Toro va rispettata”
Fonte: Elena Rossin
Francesco Trimani è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Trimani è un cantautore ed è tifoso del Toro e ha scritto la canzone “Grande Torino”. Con lui abbiamo parlato della partita di questa sera tra Fiorentina e Torino.
Pur avendo un padre tifoso del Torino e altri famigliari e amici granata lei non nasce come tifoso però lo è diventato e ha anche scritto la canzone “Grande Torino” dedicata agli Invincibili. Ci racconta come è diventato un tifoso del Toro e come nasce la canzone?
“E’ vero io sono diventato tifoso del Toro. Tutto parte da una canzone che ho scritto, dedicata alla mia città, che s’intitola “A Torino c'è”. Parla della bellezza, della storia di Torino, diciamo una dichiarazione d'amore alla mia città. Sono nato qui a Torino e ho amici alcuni tifosi del Toro e altri della Juventus e quando uscì la canzone hanno cominciato a dirmi a Torino c'è il Toro, a Torino c'è la Juve, e io all'epoca scherzando dicevo: “Ragazzi, è una canzone dedicata alla città, se inseriamo anche lo sport e la fede calcistica diventa poi un problema”. Discorsi un po' da bar, mettiamola così. Ma tra i miei amici del Toro uno di loro mi disse che avevo dedicato una canzone a Torino per la sua bellezza e la sua storia, ma nella sua storia della città c'è anche il Grande Torino, il 4 maggio 1949, Superga. Detto molto sinceramente, ma credo che sia una cosa abbastanza diffusa, si conosce il fatto in sé, ovvero che l'aereo del Grande Torino è caduto a Superga, però, secondo me, non tanti conoscono la storia del Grande Torino e del perché quella squadra è diventata leggenda. Allora ho cominciato a documentarmi, mi hanno dato dei dvd, era il 2006 l’anno del centenario del Torino, e io avevo una melodia pronta, però senza un testo e così dopo aver scoperto la storia del Grande Torino, che mi ha molto emozionato, e per altri fatti che erano accaduti in precedenza, ho scritto la canzone “Grande Torino” e questo mi ha avvicinato al Toro. Scritta la canzone non sapevo come divulgarla e un giorno per caso su Facebook vidi un post di Stefano Venneri, persona che non conoscevo all’epoca, su un gol fatto da Maxi Lopez e lui da speaker dello stadio per venti volte ha ripetuto “ha segnato per noi Maxi Lopez”. Questo video mi colpì e così gli inviai la canzone “Grande Torino” spiegandogli chi ero. Dopo 20 minuti Venneri mi ha scritto chiedendomi il numero di telefono perché voleva parlarmi. Dopodiché ci parlammo e lui mi disse che non poteva fare molto per aiutarmi a diffondere la canzone, ma che l’avrebbe messa in prova e in occasione di Torino-Fiorentina del 2015, era la seconda partita di campionato però la prima in casa, Venneri fece sentire allo stadio la mia canzone dedicata al Grande Torino e si è reso conto che piaceva. Nel frattempo in Curva Maratona, grazie ai miei amici e anche a un mio cugino che è un tifoso granata sfegatato e a mio padre, anche lui tifa Toro, la canzone girava e si è diffusa fra i tifosi del Toro che l’hanno apprezzata molto. E così Venneri da allora l’ha sempre messa allo stadio e sono stato anche invitato a cantare il brano allo stadio. Hanno iniziato a chiamarmi per delle interviste e a invitarmi come ospite a trasmissioni televisive e dovevo sapere anche cosa faceva la squadra quindi ho iniziato a seguire le partite e a tenermi informato e questo mi ha fatto appassionare, prima il calcio non lo seguivo, e così sempre di più mi sono legato alla squadra granata e ne sono diventato tifoso a tutti gli effetti. Questa è la storia”.
E allora parliamo un po’ di questo Torino che arriva alla gara con la Fiorentina dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia da parte dell'Inter, ma prima era tornato a vincere in campionato col Lecce dopo la precedente batosta con il Como. La Viola è terzultima in classifica e ha in panchina l'ex allenatore Paolo Vanoli. Lei che Torino si aspetta di vedere questa sera?
““Tutto dipenderà da come scenderemo in campo, cioè con quale testa la squadra approccerà alla partita e quali motivazioni avranno i giocatori in modo da essere sempre sul pezzo per 90 minuti. Adesso bene o male vedo che c'è stato un miglioramento, nel senso che si gioca per tutti i 90 minuti, ma prima vedevo già dal sessantesimo che c'era il calo. Calciatori che camminavano aspettando la fine della gara. Ora invece diciamo che siamo a livello degli altri e quindi si corre fino al novantesimo. Bisogna vedere se Baroni e il direttore sportivo Petrachi riusciranno a infondere questa voglia di vincere nei giocatori.
Per Vanoli comunque ci sarà anche un discorso sentimentale, essendo stato l’ex allenatore del Torino ed è ancora ben voluto dai tifosi. Ho avuto la fortuna di incontrarlo un paio di volte ed è una bella persona, molto simpatico, empatico e poi, secondo me, aveva voglia di vincere che a noi servirebbe molto, poi le cose sono andate come sono andate e c'è stata un’incomprensione con la società e quindi è finito questo amore. A mio parere, Vanoli era per noi l’allenatore giusto e restando poteva portare il Toro non dico in alto nei primi posti della classifica, ma sicuramente a dei buoni livelli.
Vedremo adesso cosa succederà con la Fiorentina, ma dipenderà anche da come i giocatori della Viola scenderanno in campo perché anche per loro c’è il discorso psicologico che può fare la differenza perché la Fiorentina ha bisogno di punti ed entrerà in campo con il coltello fra i denti. Vincere questa sera per noi vorrebbe dire fare un grande passo verso la salvezza tenuto anche conto che ieri Verona e Pisa, le ultime due, hanno pareggiato. In assoluto i tifosi vogliono che la propria squadra vinca, anche se non è sempre possibile, e che faccia gol perché ci si vuole divertire e i gol e i tecnicismi fanno parte dello spettacolo. E io lo so bene perché faccio musica e intrattenimento è il calcio è intrattenimento e il tifoso va a vedere uno spettacolo e spera di vederne uno bello, ma se la squadra spesso perde e gioca male allora si è demotivati e alla fine si finisce per non andare più allo stadio o guardare le partite in tv”.
Il Torino gioca in trasferta quindi dovrebbe essere più facile rispetto all’ultima volta in casa col Lecce quando c’è stata la protesta dei tifosi organizzati della Maratona, sposata anche da tifosi di altri settori, che ha lasciato praticamente vuota la Curva. Già in Coppa Italia a Monza con l’Inter la Maratona itinerante era presente e lo sarà a Firenze.
“Inizialmente non avevo capito bene perché i tifosi contestavano il presidente Cairo perché dal ritorno in Serie A qualche volta il Torino al settimo-ottavo posto ci è arrivato e quasi sempre non è andato sotto la metà classifica, in fin dei conti per avere una squadra che competa per le prime posizioni servono calciatori che siano a livello tecnico all’altezza per certi obiettivi. Ma negli anni poi ho capito perfettamente la rabbia dei tifosi del Toro. Secondo me, Cairo ha sbagliato nel non tenere conto della Storia del Toro perché non è una squadra come le altre. Cairo è un imprenditore e giustamente fa ciò che ritiene più giusto e vantaggioso economicamente, ma seppur sia fallito il Torino non è come il Pisa, la Cremonese e neppure come l’Inter o il Milan e il passato con il Grande Torino e tutto il resto non può essere cancellato e si deve avere rispetto e anche solo avere il Museo a Grugliasco e non al Filadelfia è un’ingiustizia e poi non mandare i giocatori a visitarlo, in questi anni solo una volta ci andarono ai tempi di Ventura non può essere interpretato se non con una mancanza di rispetto nei confronti della nostra Storia. Anche il non mandare più i giocatori agli eventi dei Toro Club è un’altra cosa che non può passare inosservata e che fa pensare e lascia il rammarico. Negli anni si è creata una spaccatura fra la dirigenza e i tifosi e c’è stato tagliato il cordone ombelicale con la Storia e di conseguenza con i tifosi. Per me tutto questo è un modo di fare inspiegabile e che non ha senso.
Poi c’è un aspetto psicologico nella squadra che deriva molto da chi la amministra quindi l’allenatore, il direttore sportivo e lo stesso presidente perché non è possibile fare una buona partita magari anche vincendo e poi nelle successive si giochi male e si perda. Probabilmente a livello motivazionale o psicologico qualche cosa manca perché in rosa, bene o male, elementi validi ci sono e la squadra non è proprio da buttare via, infatti, abbiamo vinto con squadre forti. Manca la consapevolezza nei giocatori di cosa sia davvero il Toro e questo dipende anche da chi accoglie i nuovi, soprattutto se sono stranieri, e non gli dice che cos’è il Toro e nella lingua del nuovo arrivato deve essere detto che è in una club che ha un passato ben preciso e glielo si deve raccontare subito.
Non si può vivere di solo passato ed è ovvio, ma deve essere un orgoglio per la città, per l’Italia e per il mondo perché la Storia del Grande Torino è davvero incredibile e fa parte del calcio. Per questo la rabbia dei tifosi non è solo legata alla mancanza di risultati, ma anche a questo aspetto sentimentale ed emozionale che manca nei dirigenti e nei giocatori. In qualche modo questo deve essere recuperato, anche se adesso il calcio è business e si compra e si vede per guadagnare però non si è al mercato e la fede calcistica, le emozioni, le passioni non si comprano e non sono in vendita”.
Ha in programma prossimamente di fare qualche evento legato al Torino, magari esibirsi allo stadio in occasione di qualche partita o altro?
“Sì. Qualche settimana fa abbiamo deciso di fare un videoclip del brano Grande Torino e a breve inizieremo le riprese al Museo del Toro che saranno montate insieme alle immagini di quando l’anno scorso allo stadio in occasione di Torino-Fiorentina cantai la canzone e vedremo se sarà possibile anche fare qualche cosa con la scuola calcio da inserire sempre nel video che uscirà significativamente il 4 maggio”.