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Il Torino alla ricerca della continuità finora solo a tratti discontinui intravista

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin
Roberto D'Aversa

In un certo senso Roberto D’Aversa, per guidare il Torino all’obiettivo di raggiungere il prima possibile la salvezza, deve indossare i panni del grande scrittore francese Marcel Proust. L’accostamento potrebbe sembrare non del tutto calzante e anche eccessivo, ma forse l’idea di fondo non è così distante. Proust dopo aver assaporato dei dolcetti, le madeleine, inizia un viaggio nella memoria volto a recuperare il passato rielaborando ricordi in una corsa contro il tempo per dare un senso alla vita impedendo che le esperienze passate finiscano nell’oblio e che muoiano e facendole invece vivere per sempre attraverso l’arte, ossia il suo romanzo in sette volumi “Alla ricerca del tempo perduto” e l’ultimo è proprio “Il tempo ritrovato” con la decisione, o in altri termini il coraggio, di scrivere che poi è proprio il romanzo che ha scritto.

Anche D’Aversa sta vivendo un’esperienza per certi versi simile con il Torino infatti è subentrato sulla panchina di un club storico, glorioso e con caratteristiche uniche ridotto a pezzi anche dal punto di vista sportivo e lo deve condurre alla salvezza facendo una corsa contro il tempo visto che è arrivato a dodici giornate dalla fine del campionato. Per riuscirci il mister granata deve ritrovare almeno un po’ del Dna che da sempre ha contraddistinto il Toro, insomma un po’ di “tremendismo” che faccia sì che la squadra, apparsa il più delle volte in questa stagione troppo molle, distratta, incapace di esprimere un calcio degno di questo nome e che non la facesse apparire più scarsa di quello che è, ritrovi se stessa dando continuità ai risultati positivi e soprattutto al gioco, un barlume che solo raramente si era intravisto nel periodo di Baroni e che appena tentava di emergere subito scompariva come un torrentello carsico.

Ritrovare sportivamente ciò che fu potrebbe essere la spinta per ricostruire il Toro, quello vero, allontanandosi da ciò che è oggi, neppure una brutta copia sbiadita bensì, purtroppo, un’altra cosa che non ha nulla in comune. E’ ovvio che questa seconda parte non dipende da D’Aversa, ma esclusivamente da Cairo, però il ritrovare almeno in parte sul campo lo spirito Toro è l’inizio necessario e qualche cosa lo si è visto nella gara vinta con la Lazio, ma non basta perché come dice lo stesso allenatore: “La storia di quest'anno dice che dopo le vittorie, purtroppo, ci sono stati periodi negativi. Quindi battendo fisso su questo aspetto bisogna fare in modo che questo non accada. Abbiamo giocato di sera e poi lo faremo di nuovo venerdì, c'è stato meno tempo per esaltarsi e festeggiare la gara contro la Lazio e quindi ci siamo buttati subito sul lavoro rimanendo concentrati e ragionando sul fatto che non si è ancora fatto nulla". E ha aggiunto: “In questo momento il mio unico obiettivo è raggiungere il più presto l'obiettivo di squadra, non c'è altro nella mia testa se non, dopo aver fatto un risultato importante con la Lazio, far sì che non riaccadano gli alti e bassi di inizio campionato. Noi dobbiamo essere convinti di andare a Napoli e fare una prestazione importante perché il risultato positivo dipende sempre dalla prestazione: voglio vedere l'atteggiamento che chiedo anche in allenamento perché la partita rispecchia sempre ciò che si fa in settimana. Sarà una partita molto difficile e lo sappiamo, ma sono gare belle da andare a giocare: provo un po’ d’invidia per i giocatori che scenderanno in campo e misurarsi con una squadra che l’anno scorso ha vinto lo scudetto, non dimentichiamolo. … Siamo partiti bene, l'entusiasmo però non deve trasformarsi in euforia perché altrimenti si rischia di abbassare il livello dell'attenzione e della determinazione. Questo l'ho preteso dalla squadra fin da quando sono arrivato”.


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