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Il Torino è in attesa delle mosse di mercato altrui per sbloccare le proprie

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin

Il mercato del Torino è fermo con le quattro frecce come direbbe Vittorio Brumotti, l’inviato di “Striscia la notizia” e campione italiano di bike trial, perché è in attesa che altri club portino a termine le trattative per accaparrarsi o vendere giocatori. E’ vero che il mercato non ha ancora ufficialmente aperto i battenti, ma è anche altrettanto inconfutabile che in Italia e all’estero tanti club stanno già intavolando trattative di mercato e alcune sono già state portate a termine. Quest’attendismo forzato del Torino sicuramente non piace ai tifosi che vorrebbero che i dirigenti della loro squadra agissero subito senza dover aspettare che si sblocchino altre situazioni, ma purtroppo questa è la realtà. Non si tratta d’incapacità, ma del fatto che da una parte il Torino non disputa le coppe internazionali e di conseguenza ha un appeal minore rispetto alle squadre che vi partecipano e dall’altra pesa il fattore che per tenere i conti del club in ordine il presidente Cairo è molto oculato nelle spese come nell’offrire ingaggi ai suoi giocatori e se deve cedere un giocatore tratta per ottenere il prezzo del cartellino che ha stabilito e difficilmente fa sconti o accetta contropartite tecniche perché preferisce il cash. Questi aspetti nel calciomercato sono determinanti e condizionano tutto.

Emblematica la questione portiere, Donnarumma non ha ancora dato una risposta al Milan ed è oggetto del corteggiamento da parte del Paris Saint Germain che ha in rosa Sirigu con il quale il Torino ha già raggiunto un accordo, ma che è bloccato poiché il club francese nel caso riuscisse ad aggiudicarsi Donnarumma o lo terrebbe come secondo o lo inserirebbe nella trattativa con il Milan. Per quel che riguarda invece Hart, finito il prestito gratuito con tre quarti dell’ingaggio pagato dal Manchester City il giocatore è tornato alla base e il Torino non ha provato a trattenerlo perché il costo del suo cartellino è considerato troppo elevato, oltre i 15 milioni di euro, e il suo ingaggio di 4.5 eccessivo. Simile il discorso per Skorupski, la Roma lo valuta non meno di otto milioni e il Torino non è disposto a spendere tanto. Altri candidati, sempre per il ruolo di portiere, non sono le prime scelte e quindi fino a quando il Torino non saprà se potrà arrivare ai principali candidati non li tratterà.
Passando al mercato in uscita, Belotti rappresenta l’esempio per eccellenza. Per l’attaccante è stata fissata una clausola rescissoria di cento milioni valida per l’estero e che di conseguenza si ribalta anche in Italia per il mercato locale, però, il giocatore non ha ancora maturato grande esperienza a livello internazionale data anche la sua giovane età, ventitré anni, e per questo i club stranieri ritengono un po’ troppo elevata la valutazione del suo cartellino. Le società italiane, che potrebbero anche permetterselo, non sono da meno e tendono a ottenere uno sconto e a inserire contropartite tecniche. Una tale situazione blocca il “Gallo” per la gioia dei tifosi e di Mihajlovic, meno magari per le altre componenti in causa.

Se il Torino disputasse le coppe internazionali, il mercato potrebbe essere diverso, però, se la squadra non è sufficientemente competitiva non riuscirà mai a piazzarsi in posti utili per andare in Europa. Un cane che gira in tondo su se stesso per afferrarsi la coda o, per dirla in altre parole, un circolo vizioso. Solo il presidente Cairo può sbloccare la situazione e cambiare rotta ai mercati del Torino. Per riuscirci, però, deve passare a un ordine d’idee di livello superiore: investire per formare una squadra competitiva e aumentare gli emolumenti ai suoi giocatori. Così il Torino riuscirà a disputare le coppe internazionali e come conseguenza non dovrà più attendere le mosse di mercato altrui per agire e otterrà maggiori ricavi da diritti televisivi, sponsor, marketing e botteghino mantenendo i conti in ordine e forse persino migliorando l’attivo.