Il Torino è la causa dei propri mali: Baroni in difficoltà e ancora nessun rinforzo dal mercato sperando che non sia una strategia
Fonte: Elena Rossin
Che l’Atalanta fosse in forma era risaputo visti i risultati dell’ultimo periodo e il Torino ha pensato bene di affrontarla in modo molle per un’ora e poi non ha sfruttato il momento quando la Dea ha tirato un po’ i remi in barca e così è stato castigato. Ormai è inutile farsi illusioni sul Torino perché è una squadra che è stata mal costruita in estate e l’allenatore Baroni non è riuscito a trovare una quadra infatti gli errori si ripetono e solo in qualche partita o a tratti si è vista una parvenza di gioco.
La difesa fa acqua, tant’è che è la più perforata della Serie A. Anche ieri con l’Atalanta in occasione del gol di De Ketelaere (13’), arrivato su calcio d’angolo tanto per cambiare, Ngonge non lo ha marcato a dovere e Zapata si è fatto anticipare. E in pieno recupero (95’), con i granata completamente sbilanciati nel tentativo disperato di pareggiare su calcio d’angolo, è stato Biraghi a farsi sfuggire Pasalic e a non rincorrerlo abbastanza velocemente, il fiato non gli mancava poiché era entrato all’85’, che così indisturbato è arrivato in area e nulla ha potuto Paleari in uscita per evitare che segnasse. E’ evidente che non sarebbe cambiato nulla perché la partita era finita però evitare di subire il secondo gol era il minimo sindacale. Il centrocampo non dà equilibrio non facendo abbastanza da filtro alla difesa e non dando a sufficienza la spinta propulsiva all’attacco. E davanti gli attaccanti sono spuntati, è vero che c’è anche la bravura degli avversari però un pizzico di errore tecnico da parte dei granata c’è sempre: ieri Simeone (75’) quando si è trovato a tu per tu con Carnesecchi, bravo nell’uscita e nell’arrivarci col braccio, forse poteva trovare un’altra soluzione per tirare magari imprimendo maggiore potenza. In più mancano carattere e determinazione.
Un’altra problematica è il continuare a cambiare formazione iniziale dovuta in parte a problemi fisici di alcuni giocatori e ieri anche alla squalifica di Casadei, che nelle due precedenti partite aveva fatto bene, con tanto di gol e assist, ed era in ripresa rispetto a quanto aveva fatto vedere in precedenza. Oltre alle questioni legate al mercato che in questo periodo si aggiungono al resto. Difficile da comprendere la scelta ieri di schierare dal 1’ in attacco Zapata, che nonostante sia rientrato ormai da un po’ dal grave infortunio non ha brillantezze ed esplosività, e Ngonge, che dal sua arrivo in estate non ha convinto. Infatti quando al 57’ Baroni ha deciso di cambiare, sconfessando in buona parte quanto aveva fato in precedenza: dentro Adams e Simeone per Ngonge e Zapata e Ilkhan per Tameze, il Torino è stato più propositivo, pur tenendo in debito conto che l’Atalanta era calata nel ritmo, pressava meno e si era abbassata troppo. Non che la Dea non abbia creato altre occasioni per raddoppiare prima di quella nel finale di Pasalic, ma almeno i granata erano riusciti a evitare di prendere gol. Però l’aver messo in difficoltà gli avversari non è bastato e stride proprio la determinazione che ha avuto Pasalic nel segnare all’ultimo con il fatto che i giocatori del Torino non siano stati altrettanto caparbi, cosa accaduta anche in tante altre partite.
Il mercato è aperto da 9 giorni e delle problematiche della squadra la dirigenza era a conoscenza da moltissimo tempo eppure non è arrivato ancora nessun rinforzo. Non che la cosa stupisca perché è il normale modus operandi però infastidisce, per usare un eufemismo. A pensare male si fa peccato però spesso si azzecca e quindi inizia a sorgere il sospetto che vista la classifica - non c’è più il rischio di retrocedere poiché tre squadre che si piazzeranno dietro, a meno di clamorosi tracolli, ci sono – qualcuno abbia valutato che non c’è urgenza di spendere soldi per i rinforzi, forse anche alla luce che Baroni non sia del tutto l’allenatore che fa al caso del Torino e che a fine stagione ci possa essere un altro cambio in panchina e che di conseguenza è meglio rimandare le rivoluzioni all'estate. Rivoluzioni che poi non si sa dove portino alla luce di quanto fatto dal ritorno stabile in Serie A nel 2012.