.

Ljajic va preso per quello che è: croce e delizia

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin

Prendendo spunto dalla canzone di Paolo Conte “Ganova per noi” e trasformandola in “Ljajic per noi” si potrebbero sostituire le prime strofe del testo in “Con quella testolina un po’ così / Quell’espressione un po’ così / Che ha Ljajic quando è in campo …”. Già perché Ljajic ha proprio una testolina, per usare un termine non scurrile, perché tante volte viene voglia di prenderlo a schiaffi o a calci nel di dietro per come latita in campo, ma poi così come ha fatto infuriare riesce a deliziare gli amanti del calcio, i suoi tifosi, i compagni, l’allenatore di turno e i dirigenti per la giocata spettacolare e imprevedibile che sfodera.

Se Adem non avesse una testolina bacata, perché di testolina bacata si tratta, sarebbe uno dei giocatori che appartengono all’élite del calcio internazionale e, invece, solo ed esclusivamente per colpa sua, è un giocatore discontinuo e che si è precluso una grande carriera. Infatti, tutti ne riconoscono le grandi qualità e le superiori doti “pedatorie”, ma non si può allo stesso tempo non imputargli atteggiamenti e indole assolutamente indisponenti. Esempio lampante sono le ultime prestazioni in maglia granata dopo che Mazzarri, subentrato alla guida del Torino al suo mentore Mihajlovic, lo aveva relegato in panchina per sei partite consecutive e poi non lo aveva convocato in occasione della gara con la Roma per un acciacco, problema muscolare alla coscia sinistra, durato l’espace d’un matin. Ritornato in campo con il Verona e in seguito con la Fiorentina, entrambe le volte per ventitré minuti, con la Viola aveva calciato magistralmente la punizione che permise a Belotti si segnare il gol del momentaneo uno a uno. Poi con la sua Nazionale, la Serbia, in amichevole contro il Marocco, aveva pennellato un delizioso assist per Tadic, che anche lui aveva segnato il gol del momentaneo pareggio. Infine, ieri, con il Cagliari è stato mandato in campo al 54esimo e ha fatto la differenza segnando il gol del due a zero, ma, soprattutto, accendendo il gioco del Torino che fino a prima del suo ingresso non era riuscito a sviluppare una manivra sufficiente ad avere la meglio sui sardi. Con lui in campo il Torino ha dilagato alla Sardegna Arena arrivando al quattro a zero finale e ritrovando la vittoria dopo quattro sconfitte consecutive.

A fronte di certe prestazioni di Ljajic non si fa fatica a comprendere perché Mihajlovic, che con lui ha un rapporto che può essere definito d’amore e odio, gli consegnava quasi sempre una maglia da titolare e anche a fronte di prestazioni non all’altezza lo lasciava molto spesso in campo, infatti, Adem in questo Torino è l’unico giocatore che ha i numeri, quando è in vena, per cambiare l’esito di una partita. Con l’imprevedibilità delle sue giocate e l’innata classe è un incubo per gli avversari e in qualsiasi momento può andare in gol oppure far si che a segnare sia un compagno. Ovviamente se non s’accende è come se la sua squadra giocasse con un uomo in meno e questo comprensibilmente può dare fastidio ai compagni che, però, con lui ispirato e voglioso ne traggono grandi benefici.

Mazzarri deve farsene una ragione e accettare che Ljajic sia croce e delizia. E’ comprensibile che il mister voglia massimo impegno sempre da tutti i suoi giocatori e che chi non si adegua non merita una maglia da titolare, ma anche lui non può non riconoscere che Adem è una risorsa imprescindibile. Relegarlo in panchina è un lusso che questo Torino non si può permettere. Sperare che Ljajic a ventisei anni compiuti cambi testa è pura illusione, infatti, non lo ha mai fatto in nessuna squadra in cui è stato, quindi, tanto vale sfruttarne le qualità fino a quando sarà un giocatore del Torino.


Altre notizie
PUBBLICITÀ