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Mazzarri: “Con la Lazio ci siamo messi in difficoltà da soli, eravamo frastornati”

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin

L’allenatore del Torino, Walter Mazzarri, in conferenza stampa ha commentato la sconfitta con la Lazio. Ecco che cosa ha detto:

Un Torino poco propositivo con la Lazio e a parte una parata di Strakosha si ricordano quelle di Sirigu. Tante palle perse, imprecisioni nel giro palla e difficoltà varie pur tenendo conto che la Lazio è una squadra forte. Che cosa non ha funzionato?

“Partiamo dal fatto che bisogna guardare anche che tipo di avversario si ha davanti e in che momento è. La Lazio è una delle squadre più in forma, sta bene e noi contro squadre del genere … lasciamo stare che, come ha detto lei, ci siamo messi in difficoltà da soli, infatti, si dava la palla e si sbagliava e loro ripartivano con le capacità tecniche che hanno ed ecco perché si sino viste diverse parate di Sirigu. Ad esempio sulla palla del rigore si doveva scappare e, invece, si è fatto il contrario, eravamo frastornati. Siamo partiti non come si era preparata la partita e non come avevamo fatto, ad esempio, con il Milan quando abbiamo pressato alto e fatto. Probabilmente in questo momento diversi elementi sono poco lucidi e non sono brillanti come qualche settimana fa, qualche periodo fa e i motivi penso di saperli perché si arriva da un periodo dove ci sono state tre partite in una settimana e hanno dovuto giocare più o meno sempre gli stessi e stanno un po’ pagando questo poiché lo stesso si era visto anche a Bergamo e, forse, chi ha giocato tanto e continua a farlo ha preso un po’ di lucidità. E’ successo anche a squadre che in classifica stanno in posizioni molto più alte della nostra e questo può succedere e, come sa benissimo, noi abbiamo avuto tutta una serie di squalifiche e infortuni che hanno comportato il fatto che giocassero sempre gli stessi e in certi ruoli siamo ai minimi termini come per gli esteri, infatti, ho dovuto far recuperare gioco forza Molinaro che era tanto che non giocava e tutto quello che si sa. Queste sono un po’ le attenuanti, anche se a me non piace parlare di questo. Con noi la Lazio ha meritato di vincere e mi è dispiaciuto che in occasione del gol, secondo me, c’era un fallo netto su Rincon che se fosse stato fischiato magari l’azione ripartiva e passava il momento. Quando si soffre bisogna guardare al risultato e nei minuti finali ho tentato il tutto per tutto inserendo tutti i giocatori di qualità, ma ci è mancata la palla giusta, la punizione giusta perché poi anche loro hanno fatto gol su calcio d’angolo. Va beh è andata così, pensiamo alla prossima”.

Belotti sta faticando un po’ e manca anche dal punto di visto dello spirito che l’aveva sempre contraddistinto. Che problemi ha il giocatore?

“La stagione per il ragazzo è iniziata storta, ha avuto un infortunio e poi una ricaduta e quando è rientrato ha fatto subito bene, ma dopo meno e questo è vero e se n’è accorto anche lui. Penso che il vero motivo sia questo: quando un’annata parte strana e ci sono degli infortuni che il giocatore non aveva mai avuto quando rientra dà segnali e poi magari la condizioni cala si perde un po’ di fiducia. E’ vero e non è al top, ma non possiamo farci nulla. Ho cercato di sostenerlo, di farlo giocare per fargli acquisire fiducia e poi dipende anche da quanto può aiutarlo la squadra e in questo momento come abbiamo visto … Bisogna anche riconoscere la forza degli avversari e la Lazio può mettere in difficoltà chiunque e non era la partita adatta. Nelle ultime due gare abbiamo affrontato squadre in forma strepitosa, che sono molto fisiche e al di là delle doti tecniche si mettono a specchio o viceversa e di conseguenza bisogna vincere i duelli personali e abbiamo fatto fatica anche per questo”.

Ha affrontato tutte le squadre che stanno lottando per la Champions, secondo lei chi raggiungerà l’obiettivo?

“Devo fare i complimenti alla Lazio veramente, all’allenatore, a Tare e a tutti quelli che hanno composto la squadra. Per me è la squadra più forte e in forma di quelle che abbiamo affrontato ultimamente. Nascondono la palla, sono bravi tecnicamente, tutti i giocatori sono strutturati, corrono e giocano a calcio. Per come la vedo io la Lazio merita di andare in Champions, anche facendo il confronto con le altre che concorrono per lo stesso obiettivo ho avuto la sensazione che stia meglio di tutti e abbia individualmente giocatori forti”.

Nelle ultime tre partite su quali tasti batterà per riuscire ad invertire un po’ la tendenza?

“Da fuori giustamente fare bene a ragionare così perché vedete la classifica e siete lucidi. Io martedì avevo preparato la correzione della partita con l’Atalanta all’insegna di dire che c’erano dodici punti in palio e avevo detto ai giocatori che con la Lazio doveva essere una finale e che dovevamo trovare le motivazioni prima di tutto perché la matematica non aveva ancora dato vedetti, mentre adesso siamo tanto lontani che anche vincendo tutte e tre le prossime partite sarebbe difficile. Più che altro le motivazioni le dovevamo avere per come parlai il primo giorno che arrivai. Dobbiamo “mentalizzarci” ogni partita e cercare di dare il massimo senza guardare la classifica. Questa è la mentalità che ho voluto creare e abbiamo lavorato in tal senso. Sono convinto che con la Lazio i giocatori come intenti erano motivati come quelli della Lazio, purtroppo, però si è fatto peggio della Lazio che ha meritato di vincere, anche se abbiamo combattuto e lottato in base alle forze del momento: questa è la realtà. Penso e spero che si possano recuperare le energie e qualche giocatore che ci serve per poter fare meglio nelle restanti tre partite rispetto a queste ultime due gare”.      

Lei che conosce Napoli, è una piazza che ha festeggiato come se avesse vinto qualche cosa solo per aver battuto la Juventus …

“Mi scusi, ma quando ha giocato il Napoli stavo in fibrillazione per come mettere in campo la mia squadra contro la Lazio e non ho seguito la loro partita”.

La domanda non era polemica, le si chiedeva solo un’opinione da conoscitore.

“A Napoli sono stato bene e con i tifosi ho un rapporto tuttora eccezionale. E’ una piazza dove ho vissuto quattro anni fantastici, ma è chiaro che come in tutte le piazze calde ci si entusiasma facilmente e ci si deprime altrettanto facilmente. Penso che sia così anche a Roma, bisogna essere abituati e Sarri che è un grande allenatore avrà cerato di tenere la squadra concentrata sulle partite e poi si va in campo e, quindi, a volte bisogna andare contro corrente, ma in tutte le piazze ormai è così e dopo una partita o due che vanno male ci si deprime e viene fuori del disfattismo, mentre se si vincono due partite si va in Champions. Noi allenatori dobbiamo cercare con tutte le forze di essere equilibrati e tenere la squadra e cercare di allenarla nel modo giusto anche mentalmente per affrontare tutte le partite, ma non è facile”.