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Questo Toro non è né capo né coda, qualcuno trovi una soluzione

di M. V.

Perdere in quel di Bergamo non è una rarità, non lo è per le grandi, figuriamoci per questo Toro. Una squadra costruita male sin dall'inizio, cosa che appariva evidente a tutti, o quasi, e che ora viene a galla più che mai, affidata a un tecnico che evidentemente non è in grado, dopo aver toppato completamente nel precampionato, di risollevare neppure cambiando il modo di giocare. Come detto, la partita contro l'Udinese non rappresentava solo la possibilità di fare un bel passo in avanti, ma anche di proteggersi dal trittico di gare che sarebbero venute dopo. E, come volevasi dimostrare, la prima delle tre ha portato al ko. Ma lo ripetiamo volentieri, non si tratta, solo, di risultati. Però i risultati sono il frutto delle prestazioni, e quella contro l'Udinese giocata in modo moscio come ormai siamo abituati a vedere, è stata a dir poco insufficiente. Come quella di questa sera, almeno per un'ora abbondante. E non si tratta degli avversari, che con il loro modo di giocare ti mettono in difficoltà, perché l'Atalanta ha vinto contro il Torino con il minimo sforzo, senza attaccare più di tanto, raccogliendo il gol dal solito corner su cui questa squadra non vede un pallone neppure quando deve difendere e chiudendola su gentile concessione di Biraghi, ennesimo regalo di una retroguardia ormai abituata a topiche di qualsiasi genere. Questo Toro ne può uscire con il lavoro, continua a sostenere Baroni, ma intanto metà del campionato è andata e l'altra metà è cominciata con un ko. In passato altri allenatori sono stati allontanati per molto meno. E siamo a venti formazioni diverse in venti partite, se non è un record, poco ci manca.