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Senza mentalità vincente non si va oltre la mediocrità

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it

Il Torino deve prendere lezione dalla Juventus. Quella che può sembrare un’eresia ai tifosi granata potrebbe risultare invece la soluzione vincente per questo finale di campionato: Conte durante le partite e gli allenamenti spesso può apparire un ossesso, urla, strepita, diventa paonazzo in volto, si muove come se fosse stato punto da una tarantola ottenendo il risultato di incitare costantemente la squadra, di motivarla, di non far mai cadere l’attenzione e trasmette ai suoi giocatori la sua smisurata voglia di vincere, nel suo vocabolario non esiste la parola accontentarsi e nella sua testa non c’è il concetto di cercare di sfangarla. Non che Ventura sia un allenatore che se ne sta calmo e tranquillo in panchina tutt’al più indicando pacatamente ai suoi calciatori cosa devono fare, ma il risultato motivazionale che ottiene è ben inferiore rispetto a quello di Conte. Qualcuno sorriderà al paragone fra le due squadre e penserà che il tasso tecnico dei bianconeri è superiore a quello dei granata, qualche tifoso dirà che gli arbitri sono più benevoli nei confronti della Juventus rispetto a come giudicano quando in campo c’è il Toro e la prova sta nei dieci rigori fischiati contro i granata e certi cartellini rossi e gialli elargiti con troppa facilità. Ci sta tutto, proprio come ci sta che i bianconeri hanno una smisurata voglia di vincere, mentre i granata troppo spesso si accontentano di cercare di non prenderle e alla fine escono dal campo sconfitti.

Senza scomodare il tremendismo granata tipico del Grande Torino e poi a tratti ritrovato in anni successivi da chi vinse l’ultimo scudetto o da chi arrivò alla finale di Coppa Uefa o da chi conquistò l’ultima Coppa Italia, basterebbe che ci fosse una maggiore determinazione per evitare approcci molli alle partite come è accaduto al Toro, stando solo alle ultime gare, con Sampdoria, Cagliari e Palermo o evitare black out nei minuti finali dei secondi tempi come con Cagliari e Parma che hanno portato a sconfitte. Senza la mentalità vincente, come quella della Juventus, non si superano le carenze qualitative che obiettivamente ha l’organico granata.

Questo campionato è mediocre riprova ne è che molte squadre sia nella parte alta sia in quella bassa della classifica quando hanno avuto l’occasione di fare un allungo sulle dirette concorrenti hanno fallito. Nell’arco di questo torneo periodi negativi ne hanno avuti: Napoli (nelle ultime cinque partite quattro pareggi e una sconfitta), Milan (nelle prime tredici partite sei sconfitte e due pareggi), Fiorentina (dalla quarta alla sesta giornata due pareggi e una sconfitta, dalla quattordicesima alla sedicesima ancora due pareggi e una sconfitta; dalla diciannovesima alla ventiduesima tre sconfitte e un pareggio), Inter (dalla dodicesima alla quattordicesima due sconfitte e un pareggio, stessa cosa dalla diciassettesima alla diciannovesima, dalla ventunesima alla ventitreesima due pareggi e una sconfitta, dalla venticinquesima alla ventottesima due sconfitte un pareggio e una vittoria), Lazio (due sconfitte nella quarta e quinta giornata, due sconfitte e un pareggio dalla nona all’undicesima, cinque sconfitte, un pareggio e una vittoria dalla ventiduesima alla ventottesima), Roma (due sconfitte alla nona e alla decima, quattro sconfitte e due pareggi dalla diciannovesima alla ventiquattresima) e queste sono tutte squadre che hanno come obiettivo un posto in Champions League e che stanno ancora lottando per ottenerlo o almeno raggiungerne uno utile per l’Europa League.
Per non parlare di Palermo (nei primi undici turni cinque sconfitte, cinque pareggi e una vittoria, dalla quindicesima alla ventottesima sette sconfitte e sette pareggi), Genoa (due sconfitte alla seconda e alla terza, dalla quinta alla tredicesima sei sconfitte e tre pareggi, dalla quindicesima alla diciottesima due sconfitte e due pareggi, dalla ventesima alla ventiduesima due sconfitte e un pareggio, dalla ventiseiesima alla ventottesima un pareggio e due sconfitte), Parma (dalla terza alla settima due sconfitte e tre pareggi, dalla undicesima alla tredicesima una sconfitta e due pareggi, due sconfitte alla quindici e sedicesima, dalla ventesima alla ventottesima cinque sconfitte e un pareggio), Cagliari (nei primi sei turni quattro sconfitte e due pareggi, dall’undicesima alla diciannovesima sette sconfitte e due pareggi), Sampdoria (dalla quarta alla dodicesima due pareggi e sette sconfitte, dalla quindicesima alla diciottesima un pareggio e tre sconfitte), Bologna (due sconfitte nelle prime due gare, dalla quarta alla dodicesima sei sconfitte, due pareggi e una vittoria, due sconfitte alla diciottesima e alla diciannovesima), Atalanta (tre sconfitte dalla quinta alla settima, idem dalla tredicesima alla quindicesima, dalla diciassettesima alla ventiduesima quattro sconfitte e due pareggi, dalla ventiquattresima alla ventiseiesima un pareggio e due sconfitte) e Chievo (cinque sconfitte dalla seconda alla sesta, dall’undicesima alla quattordicesima due sconfitte e due pareggi, due sconfitte alla ventitreesima e alla ventiquattresima e idem alla ventiseiesima e ventisettesima) tutte formazioni che avevano in programma una tranquilla salvezza e a dieci giornate dalla fine non sono ancora sicure di restare in serie A anche se Bologna, Sampdoria e Parma sono ad un passo dal riuscirci, mentre il Palermo è praticamente già condannato alla B.

Il Torino anche lui ha vissuto periodi dove ha conquistato pochi punti, infatti è in corsa per la salvezza e ha un margine di otto punti dal Siena terzultimo, ma ha un calendario non proprio agevole e in queste ultime dieci partite dovrà affrontare: Lazio, Napoli, Roma, Fiorentina, Juventus e Milan e di gare alla portata ne ha solo tre con Bologna, Genoa e Chievo e chiuderà la stagione con il Catania già oggi ben oltre la quota salvezza e che potrà tentare di arrivare in Europa League solo se più di una squadra che lo precede incapperà in un periodo nero. I granata per non essere risucchiati nel vortice di chi non può fare a meno di ottenere vittorie per non avvicinarsi pericolosamente al terzultimo posto non possono solo sperare che chi è dietro di loro in classifica non riesca a collezionare un filotto vincente, ma devono metterci anche del loro. E’ chiaro che basterebbe che vincessero con Bologna, Genoa e Chievo per restare in serie A, però finora con le squadre alla loro portata qualche vittoria c’è stata, ma meno di quante sarebbero potute essere: su sedici partite due vittorie con il Pescara e altrettante con l’Atalanta, una con Bologna, Chievo e Siena; due pareggi con Sampdoria e Palermo e uno con il Siena; mentre due sconfitte con Cagliari e Parma. Il totale fa sette vittorie, cinque pareggi e quattro sconfitte, quindi ci vorrà una marcia differente nelle prossime occasioni. Non solo dovrà esserci il gioco di squadra, ma l’apporto di chi può fare la differenza deve essere maggiore e i giocatori con un tasso qualitativo superiore dovranno essere assolutamente messi nella condizione di poter rendere al meglio. La ricerca del bel gioco non garantisce punti e vittorie, meglio meno estetica e più agonismo e cinismo per restare senza patemi in serie A.