.

Torino tira fuori mentalità vincente e personalità, se le hai

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin per Torinogranata.it

Il Torino è fortunato perché ha un’altra buona occasione per tirarsi fuori dalle secche nelle quali si è infilato, il Palermo non ha meno problemi di lui, anzi: due punti in meno in classifica, girandola di allenatori (Iachini, Ballardini, Viviani, Bosi-Schelotto, Schelotto-Tedesco, Bosi), Lazaar squalificato, Posavec infortunato, Struna acciaccato, un mercato estivo e invernale che non ha rinforzato abbastanza la squadra e i tifosi che non sono per niente contenti. Sicuramente non è l’avversario più ostico da incontrare, anche perché subisce parecchi gol avendo la quinta peggior difesa del campionato.

Il Palermo non è squadra da sottovalutare, però, in questo frangente il Torino ha l’obbligo di dare dimostrazioni che convincano tifosi e critica al di là dell’avversario di turno che incontra. La mentalità vincente e la personalità, se sono insite nei giocatori e in Ventura e anche nella società, devono venire fuori. L’esempio lampante è stato dato dalla Juventus che ha iniziato la stagione inanellando una serie di risultati nel complesso negativi, quattro sconfitte, tre pareggi e tre sole vittorie nelle prime dieci partite, e poi, però, ha svoltato vincendo le successive quattordici e proseguendo il cammino in Champions e in Coppa Italia, dimostrando di aver superato i problemi. Andrea Agnelli durante l’assemblea degli azionisti a fine ottobre era stato chiaro sul fatto che i risultati fin lì ottenuti in campionato non erano accettabili: “Nel processo di rinnovamento che abbiamo compiuto in estate eravamo perfettamente consapevoli che questo ci avrebbe potuto portare a qualche difficoltà nella fase iniziale della stagione. Tutto ciò, però, non è assolutamente una giustificazione per il 14° posto che oggi ricopriamo in classifica. Alla Juventus, dal presidente al magazziniere, chiunque deve avere la consapevolezza che il 14° posto è inaccettabile. Bisogna lavorare tutti per riportare velocemente la squadra ai livelli che le competono. Abbiamo avuto il coraggio di capire che un ciclo si era ormai compiuto e che era arrivato il momento di rinnovare profondamente. I vari Dybala, Rugani, Lemina, Sturaro, Pogba, Morata, Alex Sandro, Zaza sono tutti ragazzi di 22-23 anni che garantiscono un grande futuro”. Anche l’allenatore Massimiliano Allegri non aveva utilizzato toni meno intensi dopo la sconfitta con il Sassuolo: “Domani faremo allenamento e rimarremo tutti insieme in ritiro fino alla partita di sabato. Questa è una situazione difficile – aveva proseguito Allegri – dalla quale bisogna uscire al più presto, e in qualche modo la squadra lo farà. Scusanti non ce ne sono, soprattutto per l’atteggiamento e per il comportamento che abbiamo avuto in campo. Non parlo di partita tecnica – aveva specificato l’allenatore bianconero – perché si possono giocare partite anche peggiori, e di molto, sul piano tecnico, ma soprattutto parlo di responsabilità e di capire i momenti”. Senza dimenticare le parole dure e forti pronunciate da capitan Buffon: “La Juventus deve mostrare segnali di consapevolezza. Dopo dieci gare non è un caso essere quattordicesimi. Un approccio così indegno alla gara non è possibile. Oggi è stato palese che abbiamo disputato un primo tempo indecoroso. Non abbiamo vinto un contrasto aereo e siamo andati in difficoltà, dobbiamo protestare meno con gli arbitri ed essere più umili con noi stessi. Dobbiamo fare un profondo esame di coscienza. Da capitano non posso permettere che si giochi in questo modo. Se non si ha la voglia di lottare non si va lontano. Fatica dei nuovi ad ambientarsi? Fino a qualche settimana fa l’alibi di aver cambiato tanto poteva essere valido. Ora non è così”. Con le debite proporzioni la squadra granata può e deve fare altrettanto.     

Il Torino non può concedersi di sprecare, per l’ennesima volta, la possibilità di rilanciarsi, oltretutto, confrontandosi con una squadra in difficoltà, e non può permettersi che l’avversario dimostri maggiore personalità altrimenti sarà ancora più evidente che i problemi di approccio alla partita e tenuta nell’arco dei novanta minuti più recupero sono difficilmente superabili perché giocatori e allenatore non ne hanno la capacità e, a questo punto, forse neanche la voglia. La conseguenza inevitabile, a prescindere da difese più o meno d’ufficio del presidente Cairo e/o a dichiarazioni dei diretti interessati, sarebbe che il progetto si è arenato e il ciclo di Ventura concluso perché non riesce più a gestire e motivare il gruppo.


Altre notizie
PUBBLICITÀ