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ESCLUSIVA TG – Caravello: “A prescindere da cosa accadrà a questo campionato il Torino è una squadra un po’ da rifondare”

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin
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Danilo Caravello
Danilo Caravello

Danilo Caravello è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Caravello è un agente di calciatori dell’agenzia Football Service e con lui abbiamo parlato della situazione di incertezza attuale dovuta all’emergenza Coronavirus facendo riferimenti al Torino.

Questo periodo di sosta forzata del campionato come si ripercuoterà sul calciomercato?

“Sicuramente è una cosa eccezionale perché non è mai accaduta, perlomeno da quando io sono nato e ho 53 anni, non ho mai vissuto una situazione del genere a livello di calcio e neppure mai in generale nella vita. I nonni la raccontano come il post seconda guerra mondiale una cosa del genere, quindi, secondo me se e quando si ripartirà a tutti i livelli, sanitario, di governo, sportivo e anche di calcio, che è una delle più grandi industrie italiane, si ripartirà purtroppo dalle macerie, che saranno più o meno grandi a seconda di come finirà questa stagione calcistica. Perché se si riuscirà a portarla a termine, magari anche giocando a giugno e luglio e facendo interventi straordinari sui contratti, sui calendari e quant’altro allora le perdite economiche potrebbero essere minori, ma se invece il Coronavirus dovesse continuare a imperversare ancora per un mese o un mese e mezzo senza accennare a diminuire allora non si potrà garantire la ripresa e la conclusione dei campionati e il danno economico sarà ingentissimo per un sistema che era già indebitato prima e che faceva già fatica a reggere. Secondo me quando a livello mondiale la situazione sarà migliorata a livello sanitario ci sarà, purtroppo, una crisi economica in tutto il mondo e per ripartire ci sarà assoluto bisogno del governo, d’interventi delle istituzioni in modo da trovare risorse e riformare i contratti, il pagamento del lordo, il sistema fiscale, le leggi sugli stadi e quant’altro perché il sistema in questo momento è in grande difficoltà, come il Paese e il resto del mondo. Temo che prima di un mese o un mese e mezzo ci saranno solo tante chiacchiere, ipotesi e che di concretezza ce ne sarà poca”.

Far slittare il campionato oltre il 30 giugno non comprometterebbe anche la prossima stagione? Non sarebbe meglio non concludere l’attuale stagione in modo da far partire al meglio la prossima?

“Questa è l’estrema ratio, quella che non si augura nessuno in questo momento né il governo né le istituzioni calcistiche perché la conta dei danni sarebbe enorme, infatti, la Serie A la stima in non meno di 700 milioni di euro se non si concludono i campionati, la serie B in 200-300 e la serie C dagli 80 ai 100. Si capisce facilmente che per recuperare questi soldi il Governo sarebbe costretto ad intervenire con un salasso, per cui giocare a luglio sarebbe sicuramente un’estate anomala, ma si potrebbe fare perché il ritiro le squadre lo farebbero a maggio, se fra aprile e i primi 10 giorni di maggio sì tornasse a una semi normalità, e allora appunto si potrebbe ricominciare a giocare a fine maggio proseguendo poi a giugno e luglio e a seguire si potrebbe fare una sosta come per il periodo natalizio, tra gli 8 e i 10 giorni, e poi si potrebbe ricominciare a lavorare, senza fare un lungo ritiro, tra fine luglio e i primi di agosto e da metà-fine agosto si potrebbe cominciare con il nuovo campionato. Sarebbe un po’ un tour de force, però, potrebbe essere una soluzione, anche perché in questo momento parecchie società stanno tenendo i calciatori in ferie. I giocatori stando fermi in questi due mesi potrebbero poi giocare in estate e non sarebbe, credo, un grandissimo problema. Questa per tutto il sistema è una soluzione che ci dobbiamo augurare, fermo restando ovviamente che non ci deve essere nessun rischio per la salute”.

Si parla tanto di tagli agli stipendi dei calciatori, lei da procuratore che cosa ne pensa?     

“Quando si va a toccare la parte più intima, che é il lato economico, per tutti è un problema, un pensiero, una preoccupazione. Se ci si rapporta ai calciatori di Serie A che hanno stipendi importanti parlare di un 20-30% é comunque un grande taglio e a cascata per chi gioca nelle categorie inferiori, B e C, e si andasse a togliere una forbice del genere il danno sarebbe ancora più grande. Per cui penso che se nella malaugurata ipotesi il campionato non dovesse riprendere ci sarà da rimetterci per tutti, per il Governo, per leghe, per le società, per gli addetti ai lavori, per noi procuratori e anche per i calciatori. Se ci sarà un accordo penso che sarà globale, mi auguro un sindacato mondiale dei calciatori che faccia un accordo paese per paese con le varie leghe e con i Governi perché stiamo parlando di una situazione eccezionale e se ci dovranno essere dei tagli dovranno essere sensati, concordati con tutti e sicuramente fatti nella maniera più giusta in modo che magari un domani si potranno recuperare questi tagli perché comunque il sistema ha bisogno di aiuto e l’aiuto deve venire anche dai calciatori, dai procuratori. Non penso che nessuna parte si possa sottrarre, però ripeto, queste sono tutte ipotesi che si stanno vagliando, delle quali si sta parlando, ma non c’è concretezza perché l’augurio più grande che tutti ci facciamo è che il campionato, magari anche in maniera anomala, possa terminare per poi riprendere con quello successivo. Questa è la cosa che tutti ci dobbiamo augurare e sperare proprio perché altrimenti le difficoltà crescerebbero”.     

Da questa situazione potrebbero avere maggiori danni squadre di livello più piccolo, come il Torino, oppure più grandi? 

“Credo che i danni ci siano per tutti, nessuno escluso perché se dovessero terminare così i campionati non so se assegnerebbero comunque lo scudetto, ma sicuramente dovrebbero assegnare i posti per le competizioni europee. Così come non si sa se bloccheranno le retrocessioni, in ogni caso ci sarebbero comunque ricorsi e qualcuno rimarrebbe scontento e ci sarebbero molte problematiche da affrontare. Ripeto, il momento é difficile per tutti perché si tratta di una cosa che non è mai avvenuta prima ed é anomala per cui tutti sono in difficoltà e se si dovesse mai ricominciare si tratterebbe di un nuovo campionato poiché quando si sta un mese e mezzo o due fermi non si sa mai alla ripartenza che cosa può succedere. Per questo dico che tutti i club possono essere penalizzati. Detto questo, qualsiasi soluzione si troverà non sarebbe comunque la più giusta per tutti. Credo che lo scudetto si potrebbe anche non assegnare, ma per quel che riguarda i posti nelle coppe europee e le retrocessioni, così come chi deve salire dalla B alla A e chi deve scendere in Serie C e chi deve arrivare in serie B saranno fattori acquisiti, Anche se non si dovessero terminare i campionati, però, sono tutte cose che non sono mai accadute quindi qualsiasi provvedimento farà legislatura, sarà una novità e creerà sicuramente degli scontenti. Come d’altronde siamo abituati ormai da anni a vedere in Italia anche questa sarà un’estate anomala e speriamo che lo sia perché si gioca tutto giugno e tutto luglio piuttosto che per un’ennesima estate vissuta nei tribunali tra ricorsi e contro-ricorsi, che non fanno bene sicuramente al sistema”.

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Le date del calciomercato potrebbero anche slittare? Magari ci sarà una riduzione temporale? 

“L'ho sempre sostenuto, e con me tanta gente, che il calciomercato estivo è troppo lungo e se si dovesse ridurlo dal primo al 31 agosto sarebbe ottimale perché in un mese si è molto più concreti e veloci nel fare le cose, ma mal che vada si potrebbe anche procrastinarlo di 15 o 20 giorni a settembre. Ma vedo questo come problema secondario perché sono date che si riescono comunque ad incastrare. La cosa importante è finire i campionati e tornare a giocare organizzando la fine di questo è l'inizio del prossimo. Queste sono le cose basilari, ovviamente, dopo l’aspetto sanitario che in questo momento prevale su tutto e su tutti”.

Subiranno delle variazioni le quotazioni dei giocatori? Ci sarà un abbassamento oppure aumenteranno ancora di più i costi cartellini?

“Anche per questo aspetto dipenderà da come finiranno le cose perché se non si tornerà a giocare parecchi club andranno in difficoltà senza i diritti televisivi e nel caso non ci sia una proprietà importante, per cui potrebbero essere costretti a vendere i giocatori migliori e quando si è costretti a vendere si finisce per svendere e non per vendere. Tante squadre potrebbero rimanere o quasi come sono perché se non ci sono introiti e neppure certezze prima di muoversi si attende, mentre le grandi squadre a livello di mercato potrebbero avere meno problemi perché magari stanno già programmando la prossima stagione, hanno già individuato gli obiettivi di mercato e possono portare avanti lo stesso le strategie. Faccio un esempio anche banale, la Juventus che vinca oppure no lo scudetto e se anche non riuscisse a portare a termine la Champions sa comunque che il prossimo anno in Champions giocherà lo stesso per cui i suoi obiettivi rimangono invariati e anche il suo mercato in entrata e in uscita probabilmente. Infatti, una volta che ha stabilito se Sarri sarà ancora l'allenatore andrà avanti per la sua strada. I problemi saranno più per i club o le proprietà che devono aspettare gli eventi e sono in balia delle decisioni che saranno prese”.

Il Torino ha sotto contratto mister Longo fino al 30 di giugno, ha una situazione di classifica a ridosso della zona retrocessione e si vocifera che più di un calciatore importante potrebbe andare via. C’è il rischio che la rosa granata sarà ancor più rivoluzionata di quanto non sarebbe stato così come le ambizioni?

Cairo è un presidente importante sotto tutti i punti di vista, imprenditoriale, strutturale e di livello economico, quindi, non vedo grandissimi problemi. La mia analisi sul Torino e che è forse un gruppo, una squadra che a prescindere da come andranno le cose in questo campionato sia un po’ da rifondare, nel senso che ci sono tanti calciatori che sono lì da tanti anni e magari è giusto metterli sul mercato e patrimonializzare un po’ per ripartire. Il Torino la scorsa stagione ha fatto l’impresa di riuscire ad arrivare ai preliminari di Europa League e quest’anno dopo avere iniziato bene è poi scivolato in posizioni di classifica che secondo me non sono a lui consone. Per cui se fossi in Cairo e Bava cercherei di capire se questo gruppo ha dato tutto e chi ha ancora voglia di dare e chi invece no e vuole andare via e poi deciderei che progetto si vuole costruire. A prescindere dal momento attuale é un’analisi che forse è arrivato il momento di fare al Torino. Belotti ha ancora da dire e da dare al Torino? Bene, allora resta oppure arriva l’offertona e allora ci si pensa. Se per Izzo arriva un club importante va considerata la cessione? Tutte cose che fanno tante squadre tipo il Torino: ossia vendere o non vendere alcuni giocatori quando si è alla fine di un ciclo in modo da programmarne un altro e ripartire sempre in maniera importante perché sei il Torino. Ma comunque alla fine il Torino prende sempre buoni giocatori e fa squadre di un certo tipo”.   

Il Torino è una di quelle società un po’ lente sul mercato, se il tempo per le trattative fosse più corto del solito sarebbe anche peggio?

“É strategico e fa parte un po’ del modus operandi di Cairo che poi dipende dalle situazioni e dai momenti. Se il mercato sarà più corto saremo tutti più incisivi e rapidi, mentre magari se il mercato è tanto lungo a qualcuno piace arrivare all’ultimo. Per questo io sono per un mercato breve che non duri più di 15-20 giorni, anche perché il mercato lo si fa anche quando si gioca. Se adesso fosse stato tutto normale si sarebbe iniziato già a fare trattative per l’anno prossimo anche se il mercato ha come data di inizio il primo di luglio. Con 15-20 giorni o un mese se una società ha gli obiettivi li porta a termine sia in entrata sia in uscita in modo più rapido e più efficace e anche più divertente”.   

In questo periodo il mercato é in stallo oppure si stanno già iniziando a fare delle trattative? 

“Le società importanti stanno facendo dei sondaggi e continuano a seguire i nomi che hanno individuato durante l’anno e stanno prendendo le decisioni finali. Ad oggi, però, nessuno sta concludendo qualche cosa, nonostante ci sia tanto tempo perché siamo tutti a casa e al telefono sia per parlare sia per riflettere. Non ci sono certezze sul futuro, quindi, sicuramente ci sono dei pensieri, degli abbozzi, degli approcci, ma non c'è concretezza. Lasciando stare le grandi squadre, Juventus e Inter, posso pensare che il Benevento sia una squadra che può programmare perché di base ha già vinto il campionato di Serie B, ma manca ancora la certezza di andare in Serie A, il Monza anche lui è già in serie B come anche la Reggina che ha 10 punti di vantaggio, quindi, ci sono delle società che possono affrontare dei discorsi di programmazione futura, ma non avendo certezze lo fanno fino a un certo punto. In questo momento siamo tutti concentrati sul presente e sul cercare di capire quale sarà il futuro prossimo. Secondo me, una volta superato lo step dei campionati che vanno a termine e di quando si ricomincia allora si inizierà a pensare veramente al mercato, a parte i ricorsi degli scontenti. In questo momento, ad esempio, se ci si mette nei panni della Spal si penserebbe alla Serie A oppure alla B? Non si può rispondere visto che non si sa se retrocederanno oppure se resteranno in Serie A. Non conoscendo se i campionati finiscono qui come si fa a programmare il futuro? La Lega di Serie A pensa solo al proprio orto e se non retrocederà nessuno saranno tutti contenti, ma se la serie B non potrà portare nessuna squadra in Serie A saranno tutti arrabbiati. Però una soluzione va trovata per riuscire a non far retrocedere nessuno e a far salire in Serie A qualcuno, come ad esempio si potrebbe dire al Benevento di restare in cadetteria con 20 punti in più della seconda? Bisognerebbe allora portare la massima divisione a 22 squadre oppure si devono far retrocedere le ultime due in modo che le prime due della B possano salire in Serie A facendo restare a venti squadre la massima divisione. Stesso discorso vale tra la C e la B. L’altra soluzione sarebbe quella di accorciare la stagione ricorrendo ai play-off e ai play-out, ma poi lo scudetto lo si assegna oppure no? Alla Juventus cambierebbe poco intanto le prime quattro andrebbero in Champions e le altre due in Europa League in attesa della finale di Coppa Italia. Questa potrebbe essere una soluzione estrema, però, non si sa ancora se sarà quella finale”. 

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