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"Tarzan" Annoni e la vita da motociclista: "Mi rivedo in Dovizioso"

di Elena Rossin
Fonte: Tmw
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Enrico Annoni
Enrico Annoni

Oltre 200 presenze in Serie A con le maglie di Como, Roma e Torino; una Coppa Italia alzata con i granata l'anno dopo l'esaltante cavalcata in Coppa UEFA, dove il sogno svanì in finale contro l'Ajax. E poi l'esperienza in Scozia e i successi col Celtic. Enrico "Tarzan" Annoni, ovunque è andato, si è fatto amare dai tifosi delle squadre che ha rappresentato per la grinta che ha messo in campo. Da sempre amante delle moto, ha potuto sviluppare questa passione una volta appese le scarpe al chiodo tanto da essere protagonista di alcune gare sulle due ruote. Ai microfoni di Tuttomercatoweb si racconta:

Enrico Annoni, come nasce la tuo rapporto con le due ruote?
"Il mio rapporto con le due ruote inizia praticamente da quando sono nato, essendo cresciuto in un'officina meccanica e quindi ho i motori nel sangue. Poi quando ho iniziato a fare il calciatore ho dovuto rinunciarvi perché è pericoloso per la mia professione. Una volta appese le scarpe al chiodo mi ci sono dedicato anima e corpo".

In allenamento però, eri l'eccezione: mentre i compagni di squadra andavano col macchinone tu ti presentavi in moto
"Sì, avevo una Harley Davidson con la quale mi recavo a Trigoria. La spegnevo prima di arrivare all'interno del centro sportivo, per non dare nell'occhio. Non che non fosse risaputa la cosa, ma comunque l'allenatore faceva finta di nulla. E poi avevo l'alibi del terribile traffico romano: se avessi dovuto prendere la macchina sai quanto dovevo impiegarci ad arrivare? Per il resto mi lasciavano fare, del resto se dai il 100% non ti contestano nulla".

Appese le scarpe al chiodo cosa hai fatto?
"Appese le scarpe al chiodo ho cercato di sfruttare la mia passione e mi sono dedicato al primo anno da ex calciatore alla Supermotard, che è una disciplina nuova: moto da cross con le ruote da strada. Ho fatto delle corse con altri personaggi famosi come Kristian Ghedina e DJ Ringo, ci avevano messo a disposizione un team. Sono inoltre entrato a far parte di un piccolo team che gareggiava nel deserto della Tunisia e ho partecipato a un programma chiamato 'L'isola dei fangosi', dedicato all'enduro, su Nuvolari. Lì ho avuto l'occasione per testare delle moto. Successivamente sono entrato nel mondo della Superbike".

Sei un tipo da Superbike o da Moto GP?
"La mia passione è la Superbike, ma quando posso seguo anche il Moto GP".

Motociclista preferito?
"Carl Fogarty".

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Se tu fossi un motociclista saresti...?
"Mi piacerebbe essere Andrea Dovizioso, perché non ha mai mollato quando lo criticavano ed ora è sempre lì a lottare tra i primi, un po' come me che in tanti dicevano che non avrei mai fatto il calciatore perché ero scarso. E invece...".

Hai mai pensato di fare il motociclista anziché il calciatore?
"Da bambino volevo fare tutto tranne che stare a casa. Del resto nascendo in un paesino e crescendo in officina ti appassioni al motorino, al Ciao elaborato. Ricordo anche quando andavo con mio padre a ritirare le moto di grossa cilindrata. Ho sempre visto la moto come uno strumento in grado di darti un senso di libertà. Però non volevo fare il motociclista di professione. Mi ritengo fortunato ad essere diventato un calciatore professionista".

Chi fra i calciatori condivide questa passione?
"Conosco tanti calciatori che hanno la Harley, mentre non conosco calciatori o ex che abbiano moto veloci. Tra gli amanti delle due ruote mi viene in mente Cafu. Ammetto di aver tentato di portare qualche mio amico sulla cattiva strada, tipo Vierchowod (ride, ndr)".

Mai vinto gare?
"Magari... mai salito sul podio. Ma mi sono divertito parecchio".

Solo due ruote o anche quattro?
"Mi piacciono anche e le ho provate su pista ma la moto è più adrenalinica".

A proposito di adrenalina, è possibile paragonare le sensazioni che si provano in moto con quelle che hai vissuto sui campi da calcio?
"Il paragone ci sta. Provi lo stesso brivido di entrare a San Siro o al Bernabeu. Forse per questo cerco di fare le gare in modo, per ritrovare quell'adrenalina che avevo quando giocavo a calcio"

A proposito di calcio, qual è attualmente il tuo rapporto?
"Sono stato il vice di Dario Marcolin, a Padova e Catania. Poi non c'è stata occasione di continuare. Sono in aspettativa ma comunque molto tranquillo. Intanto mi documento, guardo le partite".

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