Il Torino potenzialmente può ma finisce troppo spesso per non essere

di Elena Rossin
Fonte: Elena Rossin
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Dal Torino, che nelle ultime partite era riuscito a imprimere un’accelerata, ieri con il Chievo, in lotta per non essere risucchiato fra le squadre che finiranno in serie B, ci si aspettava una gara importante che desse continuità alle tre precedenti vittorie con Cagliari, Crotone e, soprattutto, Inter e, invece, non è stato così perché è arrivato un pareggino incolore, uno zero a zero scialbo frutto di una prestazione mancante di giusta determinazione. Eppure alla vigilia Mazzarri aveva detto che la squadra aveva motivazioni da vendere peccato che in campo abbia prodotto un affondo pericoloso di Ansaldi dopo cinquantadue secondi, colpito un palo sempre con l’argentino (15’), sbagliato un gol praticamente fatto con Belotti (20’) e esaltato Sorrentino in un tuffo salvifico per la sua porta su tiro di Ljajic (91’). Decisamente non molto, anzi, troppo poco.

Interrogarsi sull’ennesima prestazione non all’altezza delle aspettative è doveroso. La scarsa brillantezza atletica di ieri nel secondo tempo con il Chievo non può spiegare il tutto perché non è un caso, ma un atavico difetto poiché si era verificato anche quando ad allenare il Torino c’era Mihajlovic e prima di lui Ventura e non c’è dubbio che le preparazioni estive fossero differenti così come gli allenamenti settimanali e, soprattutto, la  concezione del gioco, quindi, non si tratta esclusivamente di un problema legato al lavoro preparatorio bensì pure di gestione mentale della partita che a tratti fa diminuire la lucidità e porta a spezzoni di gara, più o meno lunghi, inconsistenti, opachi, senza mordente e con errori evitabili come il gol che si è mangiato da due passi dalla porta Belotti che ha calciato un diagonale fuori misura su bell’assist di Ljajic.
Se il Torino di ieri al Bentegodi fosse stato una squadra con giocatori giovani e di conseguenza poco esperti si sarebbe anche potuto capire che dopo tre partite vinte, soprattutto l’ultima con l’Inter, un deficit di lucidità ci poteva stare, ma assolutamente no con la maggior parte dei giocatori che hanno esperienza da vendere. Infatti, come spesso accade, in campo il Torino schiera calciatori con anni di calcio giocato alle spalle, anche a livelli abbastanza alti e, quindi, loro devono sapere come gestire i momenti in generale della partita e anche il periodo del campionato che la squadra sta vivendo. La formazione iniziale con il Chievo annoverava ben cinque giocatori con più di trent’anni, Sirigu (31), Burdisso (37), Moretti (36), Ansaldi (31) e Rincon (30), uno che li compirà fra poco, De Silvestri (29, trenta il prossimo mese), e cinque che hanno fra le ventotto e le ventiquattro primavere, N’Koulou (28), Baselli (26), Ljajic (26), Falque (28) e Belotti (24). I giovani sono subentrati solo nella ripresa Bonifazi (21 anni) al 64’ al posto di N’Koulou, Barreca (23) al 68’ per De Silvestri ed infine Edera (21) all’85’ in sostituzione di Falque. L’età media dei granata si era un po’ abbassata, ma non così tanto da giustificare un secondo tempo più incolore del primo perché di calciatori esperti ce n’erano a sufficienza per supportare i più giovani.

Il campionato volge al desio e alla fine mancano sei partite e come ha sempre detto Mazzarri dal primo momento in cui era subentrato a Mihajlovic, lo scorso quattro gennaio proprio in con coincidenza con l’inizio del girone di ritorno, “A giugno si dovrà provare a costruire una rosa omogenea e per questo che serve questo periodo”. Ecco appunto e subito dopo la vittoria con l’Inter riferendosi ai suoi giocatori aveva ben chiarito: “Il carattere me l’hanno fatto vedere contro l’Inter e se non me lo faranno rivedere con il Chievo mi arrabbio davvero”. In più occasioni gli si è sentita pronunciare anche questa frase: “Non voglio che nessuno pensi mai di mollare altrimenti va in tribuna e non viene convocato”. Parole forti, determinate che, però, non sembrano far breccia a sufficienza nei giocatori per divenire motivazioni importanti che portino a non continuare a stare sull’altalena delle prestazioni oscillanti fra il basso e l’alto.
Il calendario riserva un poker di partite dove Mazzarri può fare altre verifiche, infatti, a iniziare da mercoledì sera il Torino dovrà affrontare nell’ordine Milan, Atalanta, Lazio e Napoli, tutte squadre che sono in lotta chi per la Champions e chi per l’Europa League, quindi si tratterà di test veramente probanti. L’inevitabile interrogativo è: si vedrà il Torino che ha battuto l’Inter oppure il Torello che non è andato oltre lo zero a zero con il Chievo, nella speranza che non si debba vedere il “Non-Toro” che è stato sconfitto dalla Fiorentina oppure peggio ancora dall’Hellas Verona.


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