ESCLUSIVA TG – Sottil: “Il Torino rispetto alla Fiorentina è incompleto sotto il profilo dell’identità tattica”

17.09.2020 07:00 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Andrea Sottil
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Andrea Sottil

Andrea Sottil è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Sottil è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Torino e ha giocato in prima squadra dal 1992 al ‘94 e poi in altri club tra i quali la Fiorentina dal ‘94  al ‘96, attualmente è un allenatore. Con lui abbiamo parlato delle sue ex squadre che si affronteranno sabato alle 18 nella gara che inaugurerà il campionato.

Tenuto conto di acquisti e cessioni che Fiorentina e quale Torino si aspetta?

“E’ una partita molto sentita e il Toro non ha il vantaggio di giocare in casa, anche se si continua a disputare le gare a porte chiuse a causa dell’emergenza Codiv, però, vedo più avanti la Fiorentina sotto l’aspetto dell’identità tattica. Dico questo perché Iachini lavora con la sua squadra da più di otto mesi (il 23 dicembre 2019 è subentrato a Montella, ndr), mentre Giampaolo allena i suoi da molto meno (prima sessione di lavoro lo scorso 19 agosto, ndr). La società viola ha formato una rosa composta da ottimi giocatori e ha fatto acquisti mirati come Amrabat, Bonaventura, Borja Valero è un grandissimo ritorno e mantenendo comunque tutti i vari pezzi pregiati da Chiesa a Ribéry a Castrovilli e quindi per questo vedo la Fiorentina un po’ più avanti come identità di squadra.
Il Toro, secondo me, ha preso un ottimo allenatore che sicuramente porta un’idea completamente diversa di calcio rispetto a Mazzarri e a Longo visto che adotta la difesa a quattro che comporta concetti totalmente diversi da quella a tre. Per cui tra il mercato in entrata che deve essere ancora completato poiché al Torino mancano il regista e il trequartista e il poco tempo avuto per lavorare sui nuovi concetti di gioco vedo i granata un pochino in svantaggio sulla carta, ma come sempre sarà poi il campo a dare i verdetti”.

Nel Torino le mancanze di un play davanti alla difesa e di un trequartista entrambi di ruolo quanto penalizzano il gioco di Giampaolo?

“Sicuramente nel 4-3-1-2 di Giampaolo i due registi che compongono il rombo a centrocampo, quello basso e quello alto, sono fondamentali. Ho letto che Giampaolo voleva fortemente Torreira, che è il regista vero capace di verticalizzare e di schermare la difesa, e poi anche il trequartista ha un ruolo molto incisivo. In squadra ci sono giocatori che si possono adattare a fare i trequartisti, ma sia Verdi sia Iago Falque sono più attaccanti esterni, mentre il trequartista nel rombo deve sapersi inserire, avere la capacità di rifinire e andare a rete. Non è semplice giocare tra le linee e bisogna avere un identikit ben preciso. Sono sicuro che il Torino prenderà questi tipi di giocatori, ma arriverà alla partita con la Fiorentina un po’ incompleto  sotto il profilo dell’identità tattica”.

Ci sono le premesse affinché il Torino disputi un campionato di riscatto rispetto allo sorso?

“Secondo me, sì. E’ stata rivoluzionata la conduzione tecnica, è arrivato un direttore sportivo nuovo come Vagnati che ha fatto grandi cose alla Spal. I cicli finiscono sempre e oggi il Toro riparte da un direttore sportivo molto bravo, giovane, motivato e ambizioso e un allenatore che nel palcoscenico italiano è uno dei più bravi, anche se viene da un’esperienza non troppo fortunata al Milan. Quella del Torino è una grande piazza molto esigente e anche abbastanza difficile. Il tifoso granata pretende e la piazza lo dice, lo richiama e lo merita il meglio, ma penso che Giampaolo sia nella maturazione giusta e che abbia quelle motivazioni per ritornare protagonista per cui è un bel mix quello tra direttore sportivo e allenatore, che sono le due figure dell’aspetto tattico e tecnico fondamentali per la costruzione della squadra e per l’andamento della stagione. Questo mercato però non é facile perché è particolare, strano, atipico e c’è il Covid che ha sconvolto un po’ tutti i piani delle squadre ha fatto posticipare il campionato lasciando poco tempo tra la fine dello scorso e l’inizio di questo togliendo appunto tempo agli allenatori per lavorare. Il mercato va a rilento e mettendomi nei panni delle società la Fiorentina avendo tenuto lo stesso allenatore parte avvantaggiata, ma penso che il Torino possa lo stesso fare una stagione di grande livello perché le figure e le competenze ci sono assolutamente”.

Cambiando argomento e parlando di lei, terminata l’avventura a Pescara è in attesa di tornare in panchina?

“Esatto, al Pescara ho raggiunto l’obiettivo di mantenere la squadra nella categoria e pensavo di continuare, ma la società ha fatto scelte differenti e così adesso aspetto un’occasione importante per ricominciare ad allenare e non vedo l’ora di tornare in panchina”.