Che si proceda concretamente verso l’Eurostabilità

Consolidare quanto fatto per non essere solo la rivelazione di un campionato. Formare l’organico della squadra e della società in modo adeguato ed avere delle strutture all’altezza di un club che vuole giocare in Europa.
04.03.2014 12:34 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Che si proceda concretamente verso l’Eurostabilità
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Ventura ha le idee ben chiare del percorso che deve compiere il Torino per arrivare a completare la crescita che deve portare stabilmente la squadra a frequentare la parte che conta veramente della classifica, ovvero quella che permette di disputare le coppe europee, e non essere solo una sorpresa come è stato il Torino finora che, andando oltre le più rosee aspettative d’inizio stagione, ha raggiunto il sesto-quinto posto, però nelle ultime settimane ha avuto un calo scivolando indietro di un paio di posizioni. In un percorso di crescita è fisiologico che ci siano dei periodi alti e altri bassi, ma per far sì che la crescita si ottenga veramente bisogna che sopraggiunga anche la stabilità. Ecco è proprio questo l’obiettivo di Ventura: la stabilità, in modo che non si facciano più passi indietro.

 

Per raggiungere la stabilità secondo Ventura servono uno-due anni, come dargli torto, e la previsione del mister granata è più che realistica e sensata. Lui e i giocatori dovranno lavorare in tal senso, ma anche la società dovrà fare la sua parte: fornendo un supporto logistico idoneo a una squadra che si allena per puntare all’Europa; strutturando l’organico societario in modo adeguato; potenziando il settore giovanile in modo che fornisca giocatori validi alla prima squadra; allestendo una rosa che non abbia solo alcuni elementi di buon livello, ma che nel suo insieme sia competitiva per il quinto posto e che abbia riserve all’altezza.

 

Oggi il campo di allenamento della Sisport è in condizioni a dir poco penose, infatti, il terreno, sia del campo principale sia di quello secondario, è interamente da rifare perché troppo vecchio e le copiose piogge che sono cadute nell’ultimo periodo hanno evidenziato che non drena più ed è impensabile che la squadra si alleni in un acquitrino. A fine stagione i campi verranno rifatti, però in quest’ultima parte del campionato il Torino continuerà ad allenarsi su  terreni inadeguati, sinceramente questa scelta lascia perplessi, però così è stato stabilito e quindi giocatori e allenatore dovranno farsene una ragione.
La struttura societaria del Torino è particolarmente snella, soprattutto non c’è una rete di osservatori ampia e questo rende molto più complesso l’individuare giocatori validi che siano velocemente inseribili nel gruppo. Ad esempio quest’anno, a parte Moretti e Kurtic e in parte Bovo frenato dagli infortuni, tutti gli altri hanno avuto bisogno di tempo per apprendere quanto l’allenatore pretende per inserirli in formazione la domenica. E’ stato così per Maksimovic, Farnerud e El Kaddouri, che con una certa assiduità giocano titolari. Pasquale è diventato un potenziale titolare solo dopo che è stato ceduto D’Ambrosio ed era in costante competizione con Masiello ed ora può usufruire del fatto che il compagno è infortunato e difficilmente prima della fine di aprile potrà tornare a disposizione, quindi gioco forza è l’unico sulla fascia sinistra che può essere utilizzato da terzino o da esterno. Tachtsidis e Vesovic, arrivati a gennaio, finora praticamente non sono mai stati utilizzati, solo il greco ha giocato quattro minuti nel finale della partita con il Sassuolo, quando il risultato era saldamente nelle mani del Torino. Bellomo invece ha giocato un po’ di più, 355 minuti, però a gennaio è stato dato in prestito allo Spezia in serie B. Per Larrondo discorso differente perché a causa di un infortunio ha saltato metà stagione ed è nuovamente infortunato, ma comunque con l’esplosione di Cerci e Immobile ben difficilmente avrebbe trovato grande spazio, al più avrebbe potuto subentrare loro qualche volta nei finali di partita, però non avrebbe messo in discussione la coppia d’attacco titolare in qualità di terzo in alternativa soprattutto a Immobile.
Il settore giovanile, seppur in crescita soprattutto per quel che riguarda la Primavera, negli ultimi anni non ha prodotto nessun giocatore che stabilmente sia passato alla prima squadra, solo Lys Gomis ci è riuscito, ma è un portiere, ruolo particolare, e non è titolare, al più c’è stato qualche ragazzo che è stato mandato a farsi le ossa altrove - Chiosa, Suciu, Comi, Alfred Gomis - ed è da vedersi se sarà ritenuto maturo da Ventura e richiamato a giocare in prima squadra. Piuttosto che prendere giocatori giovani stranieri o provenienti da altri settori giovanili, che magari poi non si rivelano del tutto adatti, sarebbe auspicabile potenziare il proprio settore giovanile e crescere i calciatori in casa, anche la plusvalenza sarebbe maggiore.
Il non avere una rete ampia di osservatori e un settore giovanile che fornisce almeno un giocatore a stagione alla prima squadra influisce sulla formazione dell’organico, così come incide e non poco il budget stanziato per l’acquisto e lo stipendio dei tesserati. Per avere una squadra che gioca in Europa non basta avere giocatori di livello come Cerci, Immobile e Darmian, altri che hanno qualità, esperienza e resa costante come Moretti e giovani di prospettiva come Maksimovic e forse El Kaddouri e Kurtic. Ogni reparto deve essere formato da calciatori che siano competitivi in Italia e all’estero e rendano in modo costante, quindi serve un undici titolare di spessore e le riserve devono essere adeguate e non costituite da uomini che s’impegnano tanto, ma che qualche difettuccio tecnico di base ce l’hanno oppure non siano del tutto funzionali al gioco che vuole l’allenatore o che non riescano a rendere con continuità  o che più volte nell’arco della stagione incappano in infortuni.

 

Il Torino ha intrapreso il percorso che può portarlo all’Europa, ora deve proseguire, ma tutti hanno l’obbligo di fare la loro parte. I tifosi e la critica saranno pronti ad applaudire se tutti gli sforzi convergeranno verso l’obiettivo, ma arriveranno sonori fischi se qualcuno a parole dirà di voler raggiungere il traguardo, ma con i fatti si comporterà diversamente o anche solo avvallerà scelte che non sono in linea con il progetto.