Fa rabbia sapere che il Torino poteva essere e invece non è

I sessanta gol segnati e Belotti capocannoniere stridono con il nono posto e le cinquantatré reti subite.
16.04.2017 10:20 di  Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Fa rabbia sapere che il Torino poteva essere e invece non è
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Non si può essere contenti del pareggio con il Crotone, con tutto rispetto per Davide Nicola e la sua squadra che in campo ci mettono tutto quello che hanno, ma il Torino ha il dovere di sfruttare tutte le sue potenzialità e di concretare le occasioni da gol che crea e di essere molto più accorto in fase difensiva in modo da subire meno gol. Non bastano la discreta prestazione e il gol di Belotti - che porta lui a rimanere in compagnia di Dzeco, con venticinque reti, al vertice della classifica marcatori e il Torino a quota sessanta gol fatti - per vedere il bicchiere mezzo pieno. Non basta neppure che Ljajic abbia ritrovato una verve, che sembrava smarrita, da quando Mihajlovic lo mette dietro la o le punte in modo che possa svariare e deliziare facendo il trequartista. Le amnesie in fase difensiva, che hanno portato i granata a incassare ben cinquantatré gol, sono troppo pensati perché inficiano quanto di buono viene fatto in fase offensiva e fanno pendere l’ago della bilancia verso il bicchiere mezzo vuoto.

Riassumere il pari con il Crotone nel gol di Belotti e nell’uscita a vuoto di Hart sarebbe riduttivo, anche se sono stati gli stessi granata a fare e a disfare una partita che poteva concludersi con una goleada. Proprio una goleada perché di limpidissime occasioni da rete il Torino ne ha create almeno altre due con Belotti (34’), che su cross di Zappacosta prima si è visto respingere il tiro da Cordaz e immediatamente dopo ha calciato la palla sull’esterno della rete, e Maxi Lopez (37’), che servito al bacio da Ljajic nonostante abbia avuto il tempo di controllare la posizione del portiere del Crotone gli ha scaraventato addosso il pallone, e si citano solo le due più clamorose occasioni avute dai granata per andare in doppio vantaggio già nel primo tempo.
Puntare il dito solo su Hart, che ha indubbiamente nelle uscite alte il suo tallone d’Achille, è ingiusto perché vorrebbe dire dimenticare tutte quelle volte che con le sue parate determinanti ha contenuto il passivo oppure ha garantito il risultato precedentemente acquisito. Far passare il portiere inglese come uno sul quale non vale la pena puntare potrebbe essere un giochino ben orchestrato per giustificare che non rimarrà al Torino, che non è assolutamente disposto a sborsare 15 milioni di euro per il suo cartellino o a pagargli per intero il lauto stipendio da 4,2 milioni a stagione. Milinkovic-Savic potrà essere il portiere del futuro, ma come ha detto Mihajlovic “E’ un portiere che riempie la porta, è alto due metri e due, pesa oltre cento chili e ha una grande personalità. Sicuramente ha tante cose da migliorare, però, vedendolo in questi primi giorni d’allenamento è un giocatore che si applica e che ha grandi margini di miglioramento, per questo ringrazio la società che è riuscita a portarlo prima del previsto (primo luglio prossimo) per poterlo valutare e farlo crescere. Questi mesi saranno importanti per lui per conoscere l’ambiente, imparare la lingua, adattarsi a un altro modo di lavorare e conoscere un allenatore rompi palle come sono io che pretendo tanto. Tutto per far sì che quando riprenderà la preparazione estiva in vista del prossimo campionato non si debbano perdere quei due-tre mesi per permettergli di ambientarsi. Vedremo in questi due mesi quanto lavorerà e quanto migliorerà e poi decideremo perché può essere un giocatore importante per noi”. Milinkovic-Savic va valutato tenendo conto anche che ha vent’anni e che non ha mai giocato in Italia perché il Torino non può permettersi, se vuole arrivare in Europa League, di avere un portiere non all’altezza, ci mancherebbe solo che alla fine si dovesse rimpiangere Hart dopo averlo liquidato con eccessiva leggerezza guardando solo al portafoglio.

A sei giornate dalla fine del campionato il Torino è al nono posto con quarantacinque punti in coabitazione con la Sampdoria e ha per numero di gol segnati, sessanta, il quarto attacco della serie A e vede bomber Belotti in cima alla classifica marcatori con Dzeco davanti a Higuain, Icardi, Mertens e Immobile. Lazio e Atalanta, che sono al quarto e quinto posto, e se rimarranno in questa posizione giocheranno in Europa League il prossimo anno, invece hanno segnato meno, rispettivamente cinquantaquattro e cinquantatré reti, e anche Milan, Inter e Fiorentina che sopravanzano nella graduatoria i granata di gol ne hanno fatti meno, quarantanove, cinquantanove e cinquanta. I granata si sono dati la zappa sui piedi a causa dei troppi gol subiti, sono la sedicesima difesa della serie A, persino il Crotone che è al terzultimo posto ha incassato un gol in meno. Le amnesie difensive e l’andamento da squadra di bassa classifica che hanno caratterizzato il Torino in trasferta, tre sole vittorie, cinque pareggi e ben otto sconfitte per il magro bottino di quattordici punti fanno da zavorra alle otto vittorie, sette pareggi e una sconfitta fra le mura amiche che hanno portato in dote trentuno punti, che potevano essere anche di più perché qualche pareggio casalingo, come quello di ieri con il Crotone, poteva tranquillamente essere una vittoria. Fa rabbia sapere che il Torino oggi sarebbe potuto essere al posto dell’Atalanta o anche della Lazio e, invece, se ne sta a languire a metà classifica, per carità onorevolissimo posto se non si ha l’ambizione di alzare l’asticella.