Tentar non nuoce, giovani allenatori crescono. E c'è pure Longo in lista d'attesa

12.04.2016 12:22 di  Marina Beccuti  Twitter:    vedi letture
Tentar non nuoce, giovani allenatori crescono. E c'è pure Longo in lista d'attesa
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© foto di Diego Fornero/Torinogranata.it

Siamo solo agli inizi dunque non sappiamo se avranno successo le scelte, diciamo bizzarre, di Lazio e Milan di esonerare i loro rispettivi allenatori, Stefano Pioli e Sinisa Mihajlovic, per mettere gli allenatori della Primavera, Simone Inzaghi e Cristian Brocchi, ma almeno hanno dato un input al futuro del calcio, anche se, personalmente, non sono un'estimatrice dei due presidenti in questione. Però il fatto di promuovere dei giovani allenatori potrebbe essere la soluzione futura per rinnovare il calcio italiano, portando nuove idee, magari promuovendo in prima squadra anche i giovani giocatori più bravi e maturi, senza andare a scandagliare paesi esotici per trovare il futuro campione che, spesso e volentieri, risulta poi essere un bluff. Il campionato attuale è assai povero di calcio vero, di belle giocate e anche di entusiasmo, dove, dal quarto posto in giù c'è una serie di squadre che sembrano fare a gara a chi perde di più. Provare, osare, cambiare, il calcio italiano ha bisogno di questo, con idee innovative di gioco, magari anche solo cambiando gli interpreti, rendendo la manovra più veloce per non dare punti di riferimento agli avversari. Pensando al calcio che fu, quello dell'Olanda proprio del compianto Cruiyff, del quale resta viva l'emozione della sua recente scomparsa. Come fece Gigi Radice negli anni '80, quando osò e cercò di applicare il famoso pressing al Torino, che rivinse lo scudetto dopo 27 anni dal Grande Torino. Proprio la squadra di Mazzola e compagni vinsero tanto perchè trovarono un nuovo stile di gioco, precursori del calcio moderno, grazie alle intuizioni di un maestro come fu Erbstein, interpretato in panchina da Lievesley.

Tornando a Gigi Radice vale la pena di ricordare che vinse lo scudetto ad appena 41 anni, dunque era giovanissimo, soprattutto all'epoca in cui l'anzianità tra i mister era considerata importante per esperienza e saggezza. Arrivava da altre esperienza di club maggiori, cominciando dal Monza in serie C per arrivare alla Fiorentina in A, passare al Cagliari e poi finalmente arrivare al Torino. Radice non allenò mai giovanili, ma solo prime squadre. Ma questo non vuol dire nulla riprendendo il discorso degli allenatori delle giovanili che passano in prima squadra. 

Tutto questo per ricordare che il miglior allenatore dei giovani ce l'ha il Torino, Moreno Longo, che molti tifosi sognano di vedere presto in prima squadra. Alcuni sono scettici perchè pensano che debba farsi le ossa in una squadra di categoria tra i senior. Personalmente penso che Longo sia pronto per il grande salto, perchè tergiversare troppo significa perderlo. Difficilmente al termine di questa stagione resterà tra i giovani, lasciarlo andare via sarebbe un grande sacrificio e nello sport spesso vince chi rischia, soprattutto se c'è fiducia attorno ad una scelta, sì difficile, ma necessaria.

Sembra indissolubile il rapporto tra Cairo e Ventura, e comprendiamo la scelta del presidente che ha trovato nel tecnico genovese una persona capace, che sa viaggiare con le sue gambe e va oltre alla sua mansione di allenatore (e qui potrebbe essere preso in considerazione proprio un altro ruolo interno al Torino). Probabilmente il rapporto si esaurirà al termine dei prossimi due anni di contratto, ma si esaurirà anche la pazienza dell'attesa di Longo. Ora vediamo cosa succederà al Milan e alla Lazio (che ha vinto alla prima di Inzaghi per 0-3 sul campo del Palermo, prova non difficile, considerando la crisi perenne dei siciliani), ma il Toro non si lasci scappare l'occasione di osare, può raccogliere un grande frutto nel pieno della sua maturazione, non se lo lasci scappare.